Non mancano le intuizioni stimolanti, del tipo che a metà album ci sono due canzoni intitolate “silence”, pt. 1 e 2, e la seconda è effettivamente un minuto di silenzio puro, e in generale l’impressione è quella di un’artista consapevole di sé, del suo suono e del suo ruolo nel panorama — cosa non scontata, superati i quaranta e con un passato da musicista “giovane”. Manca però un aspetto più importante, vale a dire la capacità di generare e trasmettere entusiasmo, eccitazione. Difficile immaginare nuovi adepti di Tune-Yards sedotti da questo album, un lavoro che testimonia, ancora una volta, la difficoltà di certo indie-rock nel sapersi rinnovare. La domanda, dolorosa ma necessaria, è sempre quella: cosa se ne fa oggi il mondo di un disco così?
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14/04/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Tommaso Benelli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.