EMMA RUTH RUNDLE - The Helm Of Sorrow

2021 (Sacred bones)
doom metal, sludge metal
Se a un album segue un Ep, o comunque una raccolta di brani aggiuntivi all’altra collezione, viene quasi spontaneo da pensare che si tratti di un corollario teso a estendere la vita del progetto madre, spesso e volentieri senza la qualità media di quest’ultimo (qualsiasi sia il significato che si voglia attribuire al termine). Per Emma Ruth Rundle and the Thou, questa regola empirica semplicemente non vale. Non si sa bene quale sia stato il razionale alla base dell’omissione di queste quattro tracce da “May Our Chambers Be Full”, fatto sta che “The Helm Of Sorrow” non soltanto non è l’appendice del disco pubblicato giusto tre mesi fa, ma ne surclassa i risultati con ampio margine. Che si parli della composizione dei brani, dell’intensità messa in campo, dello spirito collaborativo, questo è quanto ci si poteva aspettare dalla caratura dell’una e degli altri, e che ci viene offerto perlomeno in forma condensata, in un saggio di sludge/doom-metal sanguigno, bruciante, appassionato. Ne sentivamo il bisogno.
 
Parte “Orphan Limbs”, e pare davvero di tornare ai tempi di “Some Heavy Ocean”, col suo folk umbratile, nervoso, nascosto dietro coltri di chitarre elettriche e cupe atmosfere gotiche. È solo un’illusione, però, l’anticamera per quanto si verifica nella seconda metà del brano, in cui l’elemento sludge diventa preponderante, sostituendosi senza alcun preavviso al tono compassato della prima parte. È qui che l’effetto cooperativo tra i Thou e Rundle si palesa nella sua furia distruttrice, che manifesta la propria dolorosa comunione d’intenti, gli scream di Bryan Funck a esacerbare il carattere macabro del testo e dell’interpretazione dell’autrice. Se “Crone Dance” non attende un lungo build-up prima di dare sfogo alla sua natura oppressiva, “Recurrence” è catarsi oscura, un gorgo dal tono quasi post-, in cui la venatura esistenziale dei versi trova nuove vie al terrore. 
 
Se fin qui ci si muove in un terreno tutto sommato conosciuto, per quanto spinto a livelli di cura e sintesi tutt’altro che scontati, è con la cover “Hollywood”, brano originariamente dei Cranberries, che il progetto si eleva realmente. In un adattamento che rispetta la natura puramente nineties dell’originale (con tanto di inflessione irlandese in linea con la vocalità di Dolores O’Riordan), ma con una veste decisamente più sontuosa, a suo modo estatica, la rivisitazione amplifica i tratti pop della melodia con un immaginario grandioso, sfibrante, in cui Funck trova un contesto neanche insolito, quanto propriamente ossimorico, per il suo ventaglio espressivo. Che il brano funzioni certifica il carattere di una cover coraggiosa, che la collaborazione ha esemplificato nel migliore dei modi.

Non ci è dato sapere se dopo il binomio di pubblicazioni di questi ultimi mesi Emma Ruth Rundle and the Thou torneranno a incrociare i loro percorsi; quel che è certo è che se questa fosse la chiusura, non si potrebbe che esserne soddisfatti. Sciolti i dubbi emersi con l’album, l’Ep certifica l’assetto di un progetto di spessore. 

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

21/01/2021

This article is an English translation of the original Italian text by Vassilios Karagiannis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Orphan Limbs
  2. 2. Crone Dance
  3. 3. Recurrence
  4. 4. Hollywood