COSMIC PUTREFACTION - The Horizons Towards Which Splendour Withers

2020 (I, voidhanger)
technical death metal

Gabriele Gramaglia è un iperattivo musicista nostrano, impegnato nel mondo del metal estremo. Il suo progetto technical death metal dalle ispirazioni cosmico-fantascientifiche si chiama Cosmic Putrefaction e ha già regalato un album d’esordio nel 2019, “At The Threshold Of The Greatest Chasm”. Si trattava però di un lavoro breve, che alternava molte efferatezze brutal-death a pochi scampoli più atmosferici. Questa volta, con l’altisonante titolo “The Horizons Towards Which Splendour Withers”, la one-man band ha scelto la via di un death-metal feroce e tecnico, che spazzola in lungo e in largo una discografia fatta di Gorguts, Mithras, Blood Incantation, Chthe’ilist e altro death fantascientifico e labirintico.

“Between Awe And Fear Upon The Burst Of The Ominous Star” è già un balzo creativo rispetto all’esordio: una carneficina death-metal che si contrae in spasmi math-core e turbini black-metal, incastrando contrappunti melodici impossibili nel bel mezzo dell’Armageddon. Il proposito di un tech-death-metal Lovecraft-iano si rinnova con “This Landscape Sublimates Oblivion To Obliteration”, un esercizio di dilaniante tensione, melmosi midtempo e mitragliate ritmiche, squarciato da un interludio distopico degno dei Meshuggah. “The Glooming Murk Of His Telluric Shrieks” rallenta in un midtempo inquietante per lanciarsi in un assalto finale curiosamente folk.

La seconda metà della scaletta non delude: “Abysmal Resonance Projection” fa infiltrare una visione cosmica a metà brano, come ascoltato nei Vektor di “Accelerating Universe”, ma lavora anche su una coda post-metal struggente; “The Arcane Soothsayer Carefully Sculpted His Demise”, con la chitarra che intarsia serpenti melodici, esplode in una nuvola di orrore claustrofobico e gotico; “Utterance Of The Fall Of Man” apre con pianoforte e violino, diventa una trenodia da camera e poi un pianto funebre della chitarra elettrica, un marcio death-doom ansiogeno e quindi un oscuro rituale tribale, con qualcosa della psichedelia spaziale e metallica degli Oranssi Pazuzu e una chiusura per archi.

Cosa manca, dunque, per considerarlo un successo su tutti i fronti? Un brano che sia davvero capace di superare il resto della scena, o proporre qualcosa di profondamente personale. Un altro piccolo neo è il fatto che tutto si fermi dopo appena trentaquattro minuti, lasciando la voglia di un altro paio di brani di convoluto estremismo metal. Ma anche con questi difetti, “The Horizons Towards Which Splendour Withers” pone Gabriele Gramaglia all’inseguimento del più contemporaneo death-metal internazionale.

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06/06/2020

This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Silvestri, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Between Awe and Fear Upon the Burst of the Ominous Star
  2. 2. This Landscape Sublimates Oblivion to Obliteration
  3. 3. The Glooming Murk of His Telluric Shrieks
  4. 4. Abysmal Resonance Projection
  5. 5. The Arcane Soothsayer Carefully Sculpted His Demise
  6. 6. Utterance of the Fall of Man

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