ANNA JARVINEN - Vestigia terrent

2020 (Sing a song fighter)
chamber pop, songwriter
Parte “Blundar”, e la magia sprigionata dal tocco raffinato di Anna Järvinen si diffonde nell’aria nell’arco di secondi, evocando immagini tanto intime quanto aliene, perse in un mondo d’incanto. Quasi si stenta a credere che siano passati nove anni da quell’“Anna själv tredje” che condusse la ricercata cifra espressiva dell’autrice svedese alle sue massime conseguenze, e di cui questo “Vestigia terrent” pare essere il seguito ideale, nel modo in cui restituisce la visione di un’autrice in pieno controllo della propria arte, capace di dissipare i leggeri appannamenti di percorso e volare nuovamente altissima sulle ali della propria immaginazione.

In un nuovo compendio di accompagnamenti da camera, impalpabili venature psichedeliche e preziose tessiture da favola, voce e penna dell’autrice si muovono con la grazia fanciullesca di chi possiede ancora una scintilla di magia, con cui evadere dal tempo e ritagliarsi uno spazio tutto per sé. Di tale stupore, in una maniera nell’altra, vi sarà sempre bisogno.

 
Tutt’altro che la paurosa citazione di Orazio offerta dal titolo, insomma: agile sopra le raffinate composizioni strumentali (che si avvalgono nuovamente dell’inestimabile contributo dei Dungen), Järvinen costruisce canzoni dalla finissima, ma sempre tangibile fattura pop, che ne accolgono il timbro curioso, bambino (mai come adesso le menzioni a Karen Peris paiono così giustificate) e ne esaltano la gioiosa abilità narrativa, tratto fondante della sua estetica.

Singoli come “Melodifestival”, che ribadiscono la natura tutt’altro che decentrata della proposta dell’autrice in Svezia, e “Psalm”, evidenziano l’abilità di melodie che sanno essere incisive optando per le più svariate scelte di campo, sia che si tratti di optare per un doppio sviluppo di suono e melodia, o che si prosciughi l’arrangiamento allo stretto necessario, sfruttando una maggiore astrazione. 

 
Se i più evidenti riferimenti sixties talvolta si prendono la parte del leone (le arie di flauto della già menzionata “Blundar”, le cadenze folk della tenera title track), bastano leggere linee di synth (una “Ljuset” che incrocia la vena chiaroscurale di Stina Nordenstam con le ambientazioni espanse dei Hooverphonic), più obliqui di archi (il sofisticato taglio lounge, memore della sfumata classe degli Amor de Días, di “Olåt”) perché ogni rimando troppo univoco venga assorbito nel dinamismo di una cifra espressiva sempre più facente capo a se stessa.

A tredici anni dalla sua prima sortita solista, l’arte di Anna Järvinen non ha perso un centesimo del suo fatato carisma: anche a non conoscere lo svedese, non si fatica ad apprezzare la caratura di un’autrice che non teme alcun confronto. 

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29/09/2020

This article is an English translation of the original Italian text by Vassilios Karagiannis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Blundar
  2. 2. Stockholm
  3. 3. Melodifestival
  4. 4. Psalm
  5. 5. Bara du kommer
  6. 6. Ljuset
  7. 7. Olåt
  8. 8. Vestigia terrent
  9. 9. 93
  10. 10. Han är också död nu

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