Se è vero che le ricchissime tessiture sonore di “All Mirrors” sono più che un semplice corredo alla scrittura, rivelandosi strumento comunicativo che sottolinea tanti degli aspetti tematici propri del lavoro, nondimeno il processo di comprensione e accettazione del dolore qui si muove in una nuova dimensione, parla un linguaggio sì più elementare, non privo però di una sua specifica ricercatezza, nel modo in cui i fraseggi vocali dell’autrice riempiono e svuotano lo spazio a disposizione, ergendosi ad assoluti protagonisti dei brani.
In questo gioco di rimaneggiamenti, gli unici due brani inediti calzano la collezione con la loro carica ruspante, condendo di nuovi significati anche il progetto madre: se la title track introduce con la sua carica emozionale l’intero album, coprendone sinteticamente l’intero arco narrativo, “Waving, Smiling” si posiziona proprio dalle parti di “Half Way Home”, tornando a un classicismo anni Settanta che Olsen sa interpretare con il dovuto coraggio, esibendo una personalità che a dieci anni dall’esordio appare più evidente che mai.
Certo, il passo in avanti, in materia di ricerca e ridefinizione, realizzato con “All Mirrors” qui per forza di cose scompare, ma il taglio più spartano di “Whole New Mess” rende comunque merito alle sottigliezze di un’autrice fattasi grande, che in ogni veste sa tenere fede a se stessa e ai suoi istinti creativi. Non ci sarà ancora una soluzione agli interrogativi proposti nel disco, ma il viaggio vale sicuramente la fatica.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
11/09/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Vassilios Karagiannis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.