Quarto album per questi ragazzi veneti dal nome tanto singolare, che a ben otto anni dal precedente “Io ricordo con rabbia” realizzano il disco decisivo, grazie al quale si confermano in scia alle produzioni dei Massimo Volume: l’utilizzo del declamato non può non ricordare l’approccio della band di “Cattive abitudini”. Anche dal punto di vista musicale è forte la prossimità, per via della scelta di muoversi fra robusti tappeti post-rock e contundenti rasoiate noise (“Gigli e oleandri” ne è un buon esempio). Suoni che facilmente si increspano dando vita a folate di grandissimo impatto.
Uno dei momenti più particolari del disco arriva con “Madonna Verona”, personalissima descrizione della città di Romeo e Giulietta, dove i campanili sono più sontuosi del tramonto e la cocaina trasfigura Piazza delle Erbe, una traccia eseguita con la medesima rabbia dei Fast Animals And Slow Kids e dei primi Marlene Kuntz. Otto tracce in tutto, compresi i due strumentali “L’ora del lupo” e “Un’estate d’amore”, con la voce che tende ad arrampicarsi ovunque, ponendosi a metà strada fra Clementi e Ferretti, ora carezzevole, ora agghiacciante, e le chitarre, nervose, sempre pronte a far male.
Ovviamente i testi costituiscono il grande valore aggiunto del progetto; amanti, ferite, la ricerca della sopravvivenza e del conforto, la coscienza del male, cuori sempre sul punto di spezzarsi. Liriche profonde, che tendono a una poetica “alta”. Poi d’improvviso, squarci atmosferici e sottili speranze si stagliano all’orizzonte, dove – pur in mezzo a tanta morte e atrocità – l’amore potrebbe riuscire a mettersi in salvo. Facendo sempre molta attenzione, perché dove c’è geometria c’è sempre dittatura.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
25/02/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Lancia, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.