Riguardo tale direzione, subentra la seconda notizia: la scelta di St. Vincent alla produzione. Una scelta importante: a quattro anni dal graditissimo ritorno con “No Cities To Love” e con una carriera storica alla spalle che le ha elette come paladine dell’alternative rock più scatenato, le riot grrrls optano per un rinnovo stilistico. Qui parte il solito dibattito: giusto cambiare, provare nuove vie magari rischiando e incappando in qualche passo falso, o ripetere la stessa solita recita sperando in un sicuro gradimento? Iniziamo l’ascolto e vediamo cosa ci riserva “The Center Won’t Hold”.
Dal punto di vista compositivo, degli scambi vocali e chitarristici tra Carrie Browstein e la Tucker, ecco i momenti più pop: “Reach Out” e soprattutto “Can I Go On”, la canzone più spiazzante al primo impatto, mentre il synth-funk di “LOVE” è il tratto più marcato della mano di St. Vincent.
Il tutto – fortunatamente – senza che le Sleater-Kinney rinuncino a un grammo della loro trascinante energia e ispirazione. Proseguendo, “Restless” è uno dei passaggi più deboli; molto meglio la tesa “RUINS”. A spiccare nella tracklist ci pensano i primi due splendidi singoli “Hurry On Home” e “The Future Is Here”; a completare il podio, la fragorosa “Bad Dance”.
Che sia l’effettivo inizio di una inedita via non lo sappiamo: per il momento “The Center Won’t Hold” è il lavoro in cui le Sleater-Kinney hanno sperimentato di più, fornendo esiti sempre degni della loro grandezza.
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28/08/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Alessio Belli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.