Dopo il chiacchierato ritorno con l’album “Night And Day II”, Joe Jackson ha affrontato il terzo millennio con un passo decisamente più lento e diligente. Sono in parte lontani quegli ardori giovanili e quell’euforia creativa che in soli tre anni diedero vita a ben cinque album stilisticamente eterogenei ma qualitativamente omogenei (da “Look Sharp!“ – 1979 a “Night And Day” – 1982), tuttavia il cambio di registro non sembra aver inficiato la qualità delle pubblicazioni, anzi la sopraggiunta maturità per molti versi procede di pari passo con l’ispirazione.
Figlio di quel notevole ritorno alla forma intitolato “Fast Forward”, il nuovo disco del musicista di Burton Upon Trent, rispetta quell’imprevedibilità stilistica già sperimentata anche nel recente passato.
Dopo i toni grigi di “Rain”, l’omaggio a Duke Ellington in “The Duke” e le ambiziose strutture degli arrangiamenti del precedente album (il succitato “Fast Forward”), Jackson scende in campo con un disco lievemente più asciutto, diretto, perfino aspro.
Registrato subito dopo la fine di un lungo tour (103 tappe), “Fool” mette in risalto il consolidato affiatamento della band (Teddy Kumpel alla chitarra, Doug Yowell alla batteria, e Graham Maby al basso), sacrificando parte dell’immediatezza lirica e puntellando le canzoni con toni e colori più decisi.
The lyrics are shrewd reflections on life's fundamental themes, filtered through a literary lens that alternates comedy and tragedy, in an attempt to draw a first emotional tally of a life lived without compromise.
Ancora una volta Jackson si affida al piano per scandire tempi lirici di inaudita forza e bellezza, con quel taglio sinottico e flessibile che è diventato ormai familiare (“Big Black Cloud”) e incurante del politically correct intona uno dei refrain più epici di sempre, cantando con toni bruschi e nervosi della confusione etica e sociale dei tempi correnti, affidando a un synth vintage e a un affilato suono di chitarra la grintosa sintassi sonora di “Fabulously Absolute”.
Anche nei brani più introspettivi il musicista sfodera un’energia e un vigore armonico che tengono salda l’attenzione: difficile non pensare all’album “Night And Day” quando Joe accenna “Strange Land”, un brano dalla complessa struttura lirica, che affronta il sempre più difficile ruolo del musicista nella società contemporanea; i toni sono cupi e malinconici, quasi affini alla rassegnazione.
Le otto canzoni di “Fool” sono frutto di una scelta molto accorta, ogni brano è un tassello che si incastra alla perfezione in uno dei mosaici più variopinti dell’artista: si va dal leggiadro romanticismo dalle insolite reminescenze Beatles-esque di “Dave” all’aristocratico scandire ritmico alla Donald Fagen di “Friend Better” fino alle più tipiche evoluzioni di “32 Kisses”.
In a class of its own is the enchanting rumba-paced ballad that closes the album, "Alchemy", a sensuous, velvety song enriched by a spellbinding piano solo.
Le sorprese non finiscono qui, Joe Jackson sfodera un colpo di genio nell’esuberante title track: su un tempo ritmico quasi ska, infilza atmosfere orientali affidate al suono del sitar, nonché un trascinate refrain strumentale in chiave latin-jazz condito da eleganti assolo di piano e basso, sui quali il buon Graham Maby fa scivolare una citazione di “Don’t Stop The Carnival”.
“Fool” è quasi un novello “Look Sharp!”, un album che riparte dai temi cari al musicista con una consapevolezza e un equilibrio che non cedono alle lusinghe del moderno star-system.
Sempre poco prevedibile e mai incline a ricorrere a trucchi e stratagemmi per rendere il tutto più accattivante, Joe Jackson non ha perso né in naturalezza né in profondità.
Ed è proprio in questa scelta da outsider che alberga il fascino di questo nuovo capitolo discografico, un progetto che si potrebbe forse descrivere con un lessico più forbito e altisonante, ma l’istantanea che Joe offre in queste otto canzoni, oltre a essere una delle più intriganti e complesse della sua pur lunga carriera, è anche una delle più schiette e lucide.
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19/03/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.