RAINBOW ISLAND - Crystal Smerluvio Riddims

2017 (Flying kids records, no=fi recordings)
dub, electronic, psych

Siete mai stati a Bongolandia? Vi siete mai lasciati drogare da colori, profumi e suoni che erompono in questo locus amoenus dove abita una colonia romana di musicisti schizoidi, chiamata Rainbow Island? Beh, se malauguratamente nel 2012 avete ignorato la chiamata e vi siete persi “RNBW“, il primo pellegrinaggio nella terra “interdimensionale”, allora sarà il caso di accaparrarsi uno dei 300 biglietti vinilici per il nuovo (s)viaggio sinestetico “Crystal Smerluvio Riddims”.

I due tour operator, Flying Kids Records e NO=FI Recordings, vi aspettano a bordo di un’iridescente love-spaceship per condurvi al di là della materia, dove la dietilammide prodotta da DJ Kimchi (chitarra, electro), PikkioMania (synth), Lou Q. Damage (voce) e Simne Donadni (percussioni) – sapientemente tagliata in fase di missaggio da Ucchio Parale – allenta le briglie della coscienza e dissolve i confini tra psichedelia, kraut-rock, elettronica, fourth-world, dub, chiptune, hypnagogia e chi più ne ha più ne metta.

Slacciate le cinture, siamo pronti al decollo. Il personale di bordo ci dà il benvenuto con un intruglio a base di Slurm, India Pale Ale e pilloline variopinte, predisponendoci a varcare la troposfera sulle poliritmie tribali di “Fat Sak”, che inglobano in una coltre fumosa sussulti a 8-bit, raid acrilici e vocalizzi aborigeni. Ad attenderci nella stratosfera, sbandierando sorridenti un sacchetto di ottima marijuana, ci sono i Cosmic Jokers e gli Harmonia, mentre i Boards Of Canada di “Jacquard Causeway” ci porgono cartine e accendino, lasciandoci sprofondare nell’azzurra palude di “Phase Spider”.

È già tempo di riprendersi – ma non troppo – con le sinuose venature free-jazz che pervadono come una rampicante le trame electro-dub di “Rotating Peach”, quando all’improvviso una pioggia siderale abbacina la vista e ci lascia disorientati in orbita. Il registro si fa ondivago: ora è più disteso ed etereo, permettendoci di adagiarci su materassini colorati di synth, ora si fa sfrenato e convulso, assecondando il percorso della traversata al fianco dei quattro cavalieri dell’isola dell’arcobaleno.

La seconda parte del viaggio ci sorprende con “8 Yap”, una turbolenza di controtempi, bassi e tastiere fruttate – è il caso di dirlo – che risucchia la nostra navicella scaraventandola di colpo in una dimensione parallela, precisamente sulla pista di una California ultra-pixellata in cui assistiamo ancora strafatti al furibondo “Gigi Rally”.

Ok, noi però vogliamo arrivare fino alla fine del trip, approdare a Bongolandia e baciarne la rossa terra, contemplarne le creature autoctone e adattarci ai loro bioritmi. Ma per farlo occorre prima introiettarne i suoni. E un bagno purificante nella densa ambient di “Jiāng”, che non sfigurerebbe nella produzione del Brian Eno più spirituale, è un’ottima lezione da cui cominciare. Ecco, adesso siamo pronti: benvenuti a Bongolandia.

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21/03/2017

This article is an English translation of the original Italian text by Davide Tucci, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Fat Sak
  2. 2. Phase Spider
  3. 3. Rotating Peach
  4. 4. 8 Yap
  5. 5. Gigi Rally
  6. 6. Jiāng

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