HOLIDAY INN - White Man

2016 (No=fi recordings)
rhythmic noise, synth-punk

Arrivano da Roma Est (triangolo Pigneto-Prenestino-Torpignattara), assieme a Heroin in Tahiti, Hiroshima Rocks Around, Trouble Vs Glue, Trans Upper Egypt, Mai Mai Mai, Bobsleigh Baby, System Hardware Abnormal e così via. Si chiamano Holiday Inn, come la multinazionale di alberghi inglese. Dietro a dei synth acidissimi c’è Bob Junior – nato a Parigi ed emigrato a Roma nel 2000 – che fa parte di almeno due dei progetti sopracitati. L’altra metà è Gabor – già chitarrista dei Metro Crowd e degli Aktion, duo no wave in salsa hot-noir creato con la tastierista Mary-Jane – che tortura il microfono con testi brutali e urla hardcore.

Insieme fanno poco più di un quintale ma la furia sprigionata dai loro brani, che in uno stato di alterazione ti porta a immaginare sanguinose risse tra Big Black, Suicide e Scorpion Violente, è paragonabile a un’onda anomala di liquami radioattivi. Inaugurato nel 2012, l’hotel più fetido e sgarrupato dello Stivale ha diffuso nel 2013 la sua prima, omonima brochure curata dalla My Own Private Records di Junior, un volantino in formato 7″ nel 2015 e uno split con gli Hallelujah!, uscito per la Maple Death Records.

L’ultima plaquette è “White Man”, una perla tossica disciolta in 300 vinili one-sided e licenziata dalla NO=FI Recordings di Toni Cutrone.

Levata la stagnola con la scritta “Who’ll Join My Tribe” e assunta la prima dose, si entra di colpo in un violento trip in perfetto stile “Mondo movie”, ambientato in Papua Nuova Guinea tra le capanne dei Korowai: scene di cannibalismo rituale, inseguimenti nella foresta pluviale e sacrifici di animali si parano davanti agli occhi in tutta la loro crudezza, e per sopravvivere non resta che accettarlo, quel reiterato invito a “unirsi alla tribù”.

Con “White Man (Don’t Trust)” si è già in piena crisi d’astinenza, gestita a fatica sui marciapiedi dell’assolata giungla industriale tra spasmi wave e convulsioni post-noise, mentre, in lontananza, i Can travestiti da Whitehouse seviziano e stuprano la loro leggendaria “Mushroom“.

L’overdose arriva con i rantoli nucleari di “Edward” e, sì, ce ne andiamo tutti flippati e contenti, ma senza quella botta che ci avrebbe sparato in orbita: la cover di “Self Control” di Raf, che da qualche tempo i Nostri “spacciano” durante i live e che – si narra – sarebbe dovuta comparire nella scaletta di “White Man”. Aspettiamo.

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18/08/2016

This article is an English translation of the original Italian text by Davide Tucci, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Who'll Join My Tribe
  2. 2. White Man (Don't Trust)
  3. 3. Mushroom
  4. 4. Edward