Bill Ricchini, per esempio, viene da Philadelphia ed è trapiantato a Brooklyn, che non sono esattamente la solare e frizzante California che negli anni Sessanta fornì lo slancio vitale all’ascesa del magniloquente pop di Beach Boys e Beau Brummels, modelli imprescindibili del suo sound barocco ed “estivo”. Peraltro è in una delle città più grigie e depresse di tutto il Regno Unito – quel torvo covo industriale di nome Manchester – che il titolare della sigla Summer Fiction ha inciso dieci canzoni che paiono uscite da una cartolina dell’estate del ’67.
Rispetto al lavoro precedente, però, la brillantezza melodica e la forbitezza degli arrangiamenti risultano solcate da un’ombra di intima malinconia, retaggio di lutti familiari e traversie personali a cui Ricchini ha dovuto far fronte negli ultimi due anni. Sicché la nostalgia, il sommesso riavvolgersi della memoria, l’animo che tasta i vuoti lasciati da desideri sfuggenti attraversano la seconda parte dell’album, aperta dal romantico ballo anni Cinquanta di “Genevieve” e proseguita da “Religion Of Mine” (folk-pop fibrillante di ansie millenariste), dal balletto čajkovskijiano della sublime “Manchester” e dal carezzevole sussurro acustico di “By My Side”, che accartoccia armonie degne di Paul Simon e le leva verso il cielo come fossero bolle piene d’amore.
L’estate è un film girato alla fine degli anni Sessanta e distribuito nelle sale domani.
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03/07/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Salvatore Setola, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.