La Circle Star Records è un’etichetta fondata nel 2009 per volere di Peanut Butter Wolf, artefice già del marchio Stones Throw. Un solo singolo a firma Dâm-Funk e poi il silenzio, rotto nel 2015 da un trittico di album che mette finalmente in luce la vera natura della label.
Sono il pop, il glam e la psichedelia i nuovi interessi del dj e discografico americano, che sfrutta questo marchio collaterale per soddisfare nuove curiosità culturali e stilistiche.
Chitarrista e cantante già nei Soft Candy e in altre band dei dintorni di Chicago, Alex Brettin è uno dei primi accoliti della nuova casa discografica. Il suo progetto Mild High Club è un collettivo musicale che mette insieme la fragilità di Syd Barrett, la precisione armonica di Paul McCartney e la raffinatezza degli Steely Dan, in un piacevole mix di pop e folk-psych alla Mac DeMarco.
Tra citazioni e richiami, “Timeline” svela più di un motivo di fascino e interesse. Dieci brani che hanno una profonda ragione d’essere, non pallide creazioni in cerca di un’identità. Gli arrangiamenti sono ricchi di deliziosi dettagli, come il mellotron e l’harpsichord che illuminano il cristallino pop di “Windowpane” in bilico tra High Llams e Air, oppure gli accordi apparentemente stralunati di synth e chitarra alla Connan Mockasin, che languono dietro la morbida “You And Me”.
Un album retrò, ricco di deja-vu, eppure mai privo di una struttura compositiva o di un’idea sonora. Dentro ci sono i riff dei Love (“Undeniable”) e la loro purezza timbrica (“Club Intro”); i T. Rex (“Rollercoaster Baby”) e il loro erede David Bowie, filtrato attraverso i Wire (“Timeline”); i Beatles (“Weeping Willow”) e i rivali Zombies (“Note To Sell”); il tutto incorniciato da sapienti arrangiamenti che più di ogni altra cosa evocano gli Steely Dan, protagonisti assoluti dell’omaggio finale di “The Chat”, un altro piccolo esempio di collage art-rock che trasuda soul, come gran parte di questo stimolante e godibile esordio.
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13/11/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.