JAMES BLACKSHAW - Summoning Suns

2015 (Important)
fingerpicking, indie-folk

Una crescente tensione al rinnovamento dei propri canoni espressivi accompagna James Blackshaw da alcuni anni, e se escludiamo l’incerta virata della sonorizzazione di “Fantômas” è facile seguire le tappe di un’evoluzione sensibile: da un lato in “All Is Falling” (2010) c’era il primo timido tentativo di orchestrazione; dall’altro, in “Love Is The Plan…” (2012) il chitarrista inglese adottava un’impronta più variamente melodica e ricca di cromìe superando il carattere monodico, quasi drone del suo fingerpicking (esemplificato anche nel duo col maestro del “continuous piano” Lubomyr Melnyk). Ciò nonostante, sarebbe stato difficile immaginare lo stadio attuale, dove Blackshaw si cimenta per la prima volta nella forma-canzone, con un mood più raggiante che mai.

I brani originali che compongono il decimo lavoro “Summoning Suns” sono infusi di un luminoso spirito primaverile che, dopo un’introduzione nello stile dei più spensierati Sigur Rós, si rifà alle tinte del pop idilliaco di Brent Cash (“Confetti”). Continui i rimandi all’immaginario settantiano, dove però la nostalgia è soltanto una sfumatura collaterale, tra cornucopie Crimson-esque (“Failure’s Flame”) e nuvole d’archi alla “Bryter Layter” – la sezione centrale della diversione nipponica “Towa No Yume”, in duetto con Kaoru Noda. La title track è il vero compromesso tra la canzone folk e i vertiginosi intarsi di un tempo, qui scanditi dalla batteria del rinnovato ospite Simon Scott (Slowdive).

Il poetico postludio strumentale “Winter Flies” – di nuovo nello stile di “Love Is The Plan…” – racchiude il nucleo primario dell’album, che nell’edizione estesa contiene due lunghe tracce bonus: un subitaneo ritorno agli arpeggi circolari, con elementari sovraincisioni di pianoforte e archi che adornano il riverbero naturale della chitarra; un corollario che non ha funzione integrativa ma di vero e proprio “lato B” del disco, quasi una rilettura ad opera dell’animo più tradizionale di Blackshaw, che a passi sempre più decisi percorre nuovi sentieri di crescita artistica.

A carriera inoltrata, “Summoning Suns” è un output inusuale, diremmo la regressione a uno stupore infantile, del tutto pacificato col passato e il presente, e che apre la strada a un futuro altrettanto sereno. La voce di Blackshaw, cantante un po’ per caso, ci conduce con delicata spontaneità alle porte della bella stagione, inaugurandola con melodie e parole assai gradite proprio perché inattese.

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31/03/2015

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Palozzo, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Averoigne
  2. 2. Confetti
  3. 3. Failure's Flame
  4. 4. Nothing Ever After
  5. 5. Summoning Suns
  6. 6. Towa No Yume
  7. 7. Winter Flies
  8. 8. Holly (Bonus Track)
  9. 9. Boo, Forever (Bonus Track)

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