Siamo al quarto lavoro per la cantautrice pugliese, che ora sceglie di allontanarsi dalla Sugar Music e propone quello che è il suo album più intimo, più essenziale, ma anche più maturo. Anzitutto, appare chiara una maggiore consapevolezza della propria voce, che si muove spesso su ritmiche sui generis e metriche poco orecchiabili, nello stile al quale la Mou ci ha abituati, ma con accresciuta naturalezza e competenza. Anche l’aspetto musicale appare più curato, nonostante tutto il disco si fondi sulla voce e sulla capacità autoriale di Erica; così veniamo costantemente accompagnati da una distinta e delicata chitarra acustica, ma non tardano ad arrivare intriganti sorprese, come l’assolo finale di “Depositami sul fondo” e l’elettronica ovattata e tanto vintage della coda di “Quando eravamo piccoli”. E che dire dell’incendere trip-hop di “Le Macchie”, senza dubbio il miglior pezzo del disco?
Ma non mancano pezzi più classici, che ci ricordano che Erica Mou è ed è sempre stata una cantautrice, nonostante il forte allure pop: dall’opener “Sottovoce”, alla tradizionalissima “Se mi lasciassi sola”, fino alla ballata pop-rock “Non sapevo mai mentirti”.
“Tienimi il posto” è un disco per chi non ha fretta. Per chi odia correre e urlare. Un disco da ascoltare nella penombra autunnale, quella fioca e ambrata, comodamente, prendendosi il giusto tempo e i giusti spazi. Un lavoro che non vuole ammiccare a quante più persone possibili, ma preferisce esplorare la propria intimità, che viene dunque lasciata scivolare nelle orecchie e nella mente dell’ascoltatore.
Si sente che a muovere “Tienimi il posto” è un’urgenza creativa di mettere su carta un periodo di cambiamenti personali e riflessioni, si sente perché è possibile scorgervi i sorrisi e i pianti dietro ogni parola, la dolcezza e “la frastagliata unicità dell’imperfezione”. Ritornano i silenzi, le pause, quei pensieri da far urlare “sottovoce”, le parole rubate, sussurrate, mozzate, violate da sguardi, che non temono di ripetersi o di essere troppo lente. Un “monotono languore”.
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18/10/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Giulia Quaranta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.