Quella tra Will Long e Rutger Zuydervelt è una relazione artistica tra le più strane e insolite. Non tanto per un discorso di suoni, nei quali i percorsi dei due rispettivamente a nome Celer e Machinefabriek hanno fin troppi punti in comune, quanto semmai per le forme con cui si è svolta. In sei anni circa di scambi a distanza sull’asse Tokyo-Amsterdam, i due hanno collezionato un buon numero di 7” e un album, “Greetings From Celer & Machinefabriek”. Il primo è uscito in tiratura limitatissima e ben presto andato sold out, dei singoli in vinile invece non vi è stata traccia sino ad oggi, se non per pochi adepti.
Giunge ora in soccorso la Irrational Arts, che pubblica questo “Compendium”, andando a ristampare sia in supporto fisico che digitale il materiale rimasto “imprigionato” nelle poche copie dei 7”, aggiungendovi anche un trio di remix a firma di altrettanti nomi di primo peso nell’ambito della ricerca sonora elettronica. La delicatezza e l’interesse nei confronti di una “filosofia del suono” sono le due coordinate condivise su cui si è centrata la collaborazione fra i due. A risultarne è una manciata di gemme ambient che rappresentano altrettante istantanee spazio-temporali, in cui l’idea di paesaggio sonoro assume un doppio connotato.
Da un lato il paesaggio esteriore, evocato mediante l’uso di field recordings presi direttamente sul luogo; dall’altro la componente interiore, filtrata attraverso la percezione e il sentimento di entrambi, e resa a livello sonoro in varie gradazioni e sfumature di flussi drone. Una forma completa e complessa di ambient bucolica, della quale l’iniziale “Maastunnel”, con le sue deliziose e delicatissime armonie, è autentica rappresentazione formale. Un archetipo fortemente legato al marchio Celer, che Zuydervelt riadatta anche al tipico approccio della saga Machinefabriek, modellando frequenze e suoni concreti nell’altrettanto splendida “Numa”.
I due si divertono a giocare con la percezione razionale: ciascun fotogramma evidenzia uno spazio e un tempo precisi, ben presto trasfigurati ed evoluti al punto tale da non essere più riconoscibili in associazione a un’immagine o a un ricordo. Il tutto con una tecnica di “iniezione progressiva” di elementi di vario genere nel soundscape: loop, frequenze radio, rumori, field recordings. Il tutto a inserirsi in un tessuto di armonie e flussi che viaggiano seguendo l’istante, senza programma. Ecco dunque che “Mt. Mitake” nasce nell’inquietudine di un bosco montano per poi perdersi in una tormenta nevosa, mentre “In/Out” muove da una glaciazione perenne a mutazioni sonore aliene.
Altrove, la tavolozza si riduce e i riferimenti concreti vengono volutamente accantonati in favore di umori autentici e originali nel loro essere. In “Hei” rimane solo un pianoforte a seminare qualche riferimento residuo alla maniera delle collaborazioni tra Fennesz e Sakamoto, mentre nella pura contemplazione di “Penarie” è anche il tempo a essere fermo e a smarrirsi. Nel giocoso minimalismo di “Sou”, infine, si ritorna alla dinamica, senza però alcuna forma di riduzione prospettica o di monodirezionalità, tanto che nel remix ad opera di Sylvian Chauveau ci si può ritrovare, di nuovo, a contemplare le mille sfumature di una singola tonalità sonora.
Completano la raccolta altre due rivisitazioni: i cumuli di neve e le spirate di vento di “Mt. Mitake” vengono vivisezionate e trasformate da Nicolas Bernier in materia per le sue classiche costruzioni astratte, mentre Stephan Mathieu immerge “Numa” in uno dei suoi classici mare magnum di droni in lento e costante movimento evolutivo, a titolo “Deux Filles”.
Un doveroso ripescaggio per un gruzzolo di gioielli che torna finalmente a risplendere.
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07/10/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Matteo Meda, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.