Non lasciatevi ingannare: Stefano Rampoldi non è per nulla cambiato! Anche se questo nuovo lavoro sceglie un medium sonoro più lineare e “rock”, quasi a volersi ricongiungere con il passato (leggi: Ritmo Tribale), il male di vivere è sempre la sua bandiera. Un male di vivere che si riversa nei testi, oggettivandosi in figure ormai cardine del suo universo poetico: droga, sesso, violenza, pedofilia, malattia e via discorrendo. Ma al centro di questa ennesima esplosione di rabbia e di cinismo c’è la famiglia (l’immagine di copertina, con tanto di piccolo Edda pensieroso, non è stata scelta a caso), luogo in cui tutti i sentimenti nascono e in cui tutti i sentimenti dovranno, prima o poi, ritornare.
E, dunque, innanzitutto chitarra, basso e batteria, per raccontarlo questo suo mondo, dedicando il primo verso al padre (“Tutte le volte che vedo mio padre/ esco di casa con la voglia di ammazzare”, recita nei primi secondi dell’iniziale “Pater”) e una valanga di odio per tutti. Anche per Dio.
“Stavolta come mi ammazzerai?” è un disco solido, una prova di maturità, probabilmente la chiusura di un cerchio che il compasso della sua anima ha iniziato a tracciare tanti anni fa. Ma è anche un lavoro infinitamente meno avventuroso dei suoi predecessori, un disco insomma in cui si riesce a camminare con più facilità, laddove il tagliente e disturbante “Odio i vivi”, che a tutt’oggi resta un oggetto misterioso, spesso e volentieri ci costringeva a inciampare, a sbattere la testa contro questo o quel verso, contro questo o quel suono. In ogni caso, pur lavorando con materiale più asciutto, evitando quindi di accentuare gli spigoli, Edda suona ancora “vero” e palpitante.
And so rough-edged rock dissertations like “Coniglio rosa” and “Stellina” (“Tu sei solo pelle e fica/ anoressica/ ti prego mangia su di me/ mangia me”), the geometric funk of “Bellissima”, the metallic scansions of “Piccole isole”, the cynical, angry irony of “Mademoiselle” and the “saturated” punk of “Ragazza meridionale” coexist with hazy blues-jazz hybrids that blend lasciviousness and a need for affection (“Mela”), absurdism in ballad form (“Yamamay”, “Ragazza porno”, “Peppa Pig” — the latter with a horn arrangement recalling the These New Puritans of “Field Of Reeds”), and a “Saibene” which, through piano, guitar and voice, suggests that life, after all, is nothing but a staged performance (“Chi dice la verità non può chiamarsi Rampoldi”).
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02/12/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.