Non chiedete se questo sarà effettivamente l’ultimo album di Kyle Field come Little Wings. Certo la sicurezza dei propri mezzi dev’essersi accresciuta, se il risultato è questo “LAST”, sedici pezzi in cui il cantautore di San Francisco non si fa problemi a ripetersi, a mostrare composizioni fievoli, con interpretazioni volutamente sgraziate, ma a volte oltre la soglia dell’irritante.
Se il precedente “Black Grass” poteva rappresentare il fratellastro trasandato e artistoide di “Sometimes I Wish We Were An Eagle”, questo “LAST” ha più il carattere dell’opera prolissa, logorroica, simile a quell’”Among The Leaves” Kozelek-iano così minimalista e frammentario.
Si intravede qualcosa, in questo lounge-folk mormorato, in cui la realtà si fa confusa, nebbiosa, ma quanto di buono ha costruito Field pare questa volta del tutto oscurato dall’essersi lasciato prendere la mano dal punto di vista artistico (esemplare “Neptune’s Next”), esaltando(si) certe sue caratteristiche più negative (la verbosità, che in “Knock On Every Door” assume connotati pseudo-lirici).
Insomma un’opera faticosa e “impostata”, pur nella sua natura di sottofondo apparentemente dimesso.
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30/01/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.