Ci sono due maniere per affrontare l’ascolto dell’ultimo album di Josephine Foster, una accompagnata da una flebile sensazione di noia e prevedibilità per una musica che può apparire poco innovativa, e un’altra attratta dall’innegabile talento interpretativo della musicista americana.
Dotata di un timbro vocale raro e prezioso, la Foster mette a frutto il suo passato di maestra di canto sottolineando ogni sua interpretazione con passione ma anche insofferenza: proprio questo le permette di affrontare varie culture musicali svelandone luci e ombre.
Dopo aver rinnovato il raffinato mondo del folk psichedelico con “Hazel Eyes, I Will Lead You” e dopo aver ribaltato il concetto di musica seria a discapito della musica pagana nell’intrepido “A Wolf In Sheep’s Clothing/Ein Wolf in Schafspelz”, la musicista del Colorado non si è fatta mancare nulla: poesia in “Graphic As A Star”, avant-folk in “Blood Rushing”, surrealismo in“Anda Jaleo” e rock-blues psichedelico in “This Coming Gladness”, senza mai rinunciare a quell’austerità sonora che smaterializza il tutto trascinandolo in una dimensione aulica.
Eterea e fuori da qualsiasi collocazione temporale, la musica di Josephine Foster appartiene all’infanzia (tra le sue produzioni un album di canzoni per bambini “Little Life”), ai ricordi e alla speranza. “I’m A Dreamer” è in verità l’ennesima dimostrazione della volontà della Foster di annullare il divario tra musica colta e popolare. La ricerca storiografica e sonora viaggia su un unico binario dove ogni scelta stilistica diventa elemento di una purezza artistica che può solo affascinare e sedurre: la sua rilettura della grande tradizione musicale americana è ora più ortodossa rispetto al minimalismo spettrale di “Hazel Eyes, I Will Lead You”, e la scrittura è più malleabile e appassionata.
Recorded in Nashville, Foster's new project opens the door to torch-song jazz, evoking the smoky atmospheres of brothels and saloons: among the musicians, the presence of Micah Hulscher stands out (previously in the service of Jackson Browne, Bob Dylan, Michael Jackson), a classically and jazz-trained pianist in love with the American tradition. Micah's graceful touch and firm tone underscore Foster's compositions: the gracefulness of "My Wandering Heart" and the poetry of "I'm A Dreamer" glide by with a class that also makes "Magenta" one of the album's creative peaks, where voice, piano and bass vibrate in unison with the songwriter's voice for a moment of pure, intense pleasure.
Più accessibile e seducente, “I’m A Dreamer” gode di una solida scrittura, anche se il languore di “No One’s Calling Your Name”, il tono bohémien di “This Is Where The Dreams Head, Maude” e il melodramma di “Amuse A Muse” (Nico incontra Dolly Parton) svettano come la polvere trascinata dal vento sui resti di una casa abbandonata.
Vigoroso e dilettevole il nuovo album della Foster evita i cliché anche nelle liriche che trasformano luoghi e situazioni familiari in photo-frame di grande impatto e bellezza, offrendo la possibilità di ampliare il suo pubblico senza cedere in qualità e spessore, sfiorando insomma la perfezione.
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30/11/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.