CYCLOPEAN - Ep

2013 (Mute)
ambient-jazz, tribal-dub
7.5

Il neonato progetto Cyclopean rappresenta il classico esempio di collaborazione da tempo attesa, di quelle che per ragioni chiare prima o poi si sarebbero dovute concretizzare. A comporre il quartetto da sogno che si cela dietro questo moniker temporaneo sono quattro musicisti che hanno scritto pagine indelebili dei rispettivi ambiti musicali, per i quali non è certo necessaria presentazione alcuna: Burnt Friedman, i due ex-Can Irmin Schmidt e Jaki Liebezeit e Jono Podmore aka Kumo.

La storia è breve per quanto distribuita nel tempo: Kumo – sperimentatore fra breakbeat e avanguardia, performer con il theremin e il meno noto dei nomi in line-up – fu nel 2000 il braccio destro di Schmidt nella composizione dell’opera “Gormenghast”, forse il progetto più amibizioso mai realizzato dal musicista al di fuori dei Can. Un anno più tardi i due re-incrociarono le proprie strade per alcuni live show, raccolti poi nell’album “Master Of Confusion”, e infine per il recente progetto “The Lost Tapes”. Più noti i trascorsi tra Friedman e Liebzeit, protagonisti dal 2002 dell’interessante serie collaborativa “Secret Rythms”.

L’extended play è un formato che di rado permette di giudicare appieno la riuscita di un progetto o la sua validità, ma se dovessimo soffermarci esclusivamente su questo “Ep”, potremmo tranquillamente affermare di trovarci di fronte ad una delle proposte più interessanti e fresche mai giunte da tutti e 4 i musicisti. A dirla tutta, nel sound dei Cyclopean le tracce dei trascorsi pesano molto meno di quanto era lecito attendersi: si tratta di un’affascinante miscela di atmosfere dub, ritmi dal sapore tribale e languori vagamente jazz, ornati da flussi elettronici chiamati a fungere da fondale.

Il risultato sono venti minuti dove i quattro esplorano senza timore un sottobosco sonoro personalissimo: il dub nevrotico di “Apostles” ricalca gli esperimenti dell’ultimo Jah Wobble guidato dalle percussioni di Liebezeit (qui non distanti dal Ginger Baker solista) e dalle fibrillazioni jazztroniche di Kuomo, prima che Friedman plachi il trip incorporando pianoforte e flussi melodici in un’elegantissima “Fingers”. Ancor più intensa è la conclusiva “Weeks”, fra memorie ambientali à-la-Harold Budd e sincopi aliene vicine al Tim Story di “Buzzle”, mentre in “Knuckles” l’oscurità dei rintocchi di Schmidt incontra l’unica concessione ad atmosfere velatamente jazzy.

In attesa di una prova completa, l’assaggio è di quelli che lasciano il segno.

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22/03/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Matteo Meda, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Apostles
  2. 2. Fingers
  3. 3. Knuckles
  4. 4. Weeks

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