CULT OF LUNA - Vertikal

2013 (Indie recordings)
post-metal

Per tutti quelli che non sbavano dietro ai nomi, per dirla come Lester Bangs, in questo momento potremmo trovarci tutti nel bel mezzo di un annus horribilis. Dopo il clamoroso flop dei Converge, nell’ottobre 2012, ecco arrivare, a distanza di poco meno di un anno, un’altra batosta, questa volta a nome Cult Of Luna.

E’ necessario ribadire come chi scrive sia fortemente contrario ai dischi programmati a tavolino. Fatti cioè pensando fin dal proprio concepimento a un preciso target di persone che devono essere soddisfatte in qualsiasi modo possibile.

L’artista, sempre a patto che sia tale e che ne abbia una, deve palesare la sua grandezza interiore – che in teoria lo differenzierebbe da noi comuni mortali – mostrandola nella maniera più completa e mai banale possibile. Facendo così, della propria opera, qualcosa di “straordinario”.

“Vertikal” è invece un album incredibilmente moscio e privo di personalità. Un concept basato su “Metropolis” di Fritz Lang che prende forma attraverso un incesto tremebondo tra l’heavy metal su toni black sinfonico-progressivo à-la Enslaved e l’indie passatista di band già morte nell’immaginario collettivo anni or sono, come Atari Teenage Riot, A Perfect Circle e Mogwai. In mezzo i potpourri degli Opeth di almeno dieci anni fa e i soliti Isis e Neurosis a fare da prezzemolo. Viva l’originalità, insomma.

La band si barcamena con astuzia tra i toni più leccati, finto-istintivi ed emotivamente triti e le cavalcate più belluine. Ma questo sembra appunto un piano già deciso a priori usando stilemi di indubbia presa sull’ascoltatore-medio di poca (pochissima, praticamente nessuna) pretesa.

Di base ci sono le influenze metal-oriented, con un rifforama fatto di idee che girano da almeno quattro lustri a questa parte, dopo averli messi probabilmente nello stesso programma per pc usato tra il 1996 e il 1999 da Dark Tranquillity, Amorphis e My Dying Bride per darsi un tono, vengono così rallentati, ispessiti, “sporcati” di novità-per-finta e secondo necessità.

Purtroppo, al di là della facciata, ci si accorge che, passati cinque anni dal precedente “Eternal Kingdom” (due dall’ambizioso progetto “Eviga Riket”), se questo disco fosse uscito o meno sarebbe stato del tutto irrilevante. Sia per noi che per la band.

Ad avvalorare questa teoria, “Vertikal” è il primo disco dei Cult Of Luna ad affacciarsi alle classifiche (166° posto negli Usa, 21° in Finlandia, 30° in Svezia): ulteriore dimostrazione di una precisa volontà di intenti, ma quelle linee melodiche emozionali che strizzano l’occhio a un pubblico più ampio, ma non per questo più maturo o più colto, con la distorsione emozionale posizionata sul dieci, sono veramente alla lunga insopportabili. Se agli innocui Lento, ai quali nulla si chiedeva, nulla chiedevano e molto hanno provato a dare, abbiamo messo 5.5, in questo caso il voto non può essere che 4. Non ce ne vogliano i fan e i buonisti.

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26/02/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Giorgio Moltisanti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. The One
  2. 2. I: The Weapon
  3. 3. Vicarious Redemption
  4. 4. The Sweep
  5. 5. Synchronicity
  6. 6. Mute Departure
  7. 7. Disharmonia
  8. 8. In Awe Of
  9. 9. Passing Through
  10. 10. The Flow Reversed (Bonus Track)

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