Dopo un “Powers” di transizione, la brigata degli Amari perde un altro componente (Berto, a sua volta succeduto a Marcopiano) e confeziona cocciutamente “Kilometri”, una collezione di umili canzoncine pensierose.
Il nuovo corso è al meglio rappresentato dallo stornello vaudeville alla Tiromancino di “Aspettare, aspetterò” e dal cristallino refrain strumentale che accompagna il motivetto alla Perturbazione di “Africa”. Non meno significative, in questo senso, sono l’affabile sburra sentimentale in “Il tempo più importante” e l’anelito quasi corale della title track. L’aggiornamento al synth-pop “social” di Cani e Stato Sociale in “Ti ci voleva la guerra” sfigura invece per eccessiva rilassatezza.
Ci sono poche notevoli eccezioni, che per inciso li riportano alle pimpanti origini digital-rap e con cui si scrollano di dosso il tono da chierichetti: “La ballata del bicchiere mezzo vuoto”, per quanto sempre con una malcelata aura sanremese diffusa, e soprattutto l’autoanalisi a tempo di techno di “A questo punto”.
Il disco meno roboante in assoluto per i friulani – ormai ridotti all’osso del trio di base (Pasta, Dariella e Cero) – maturo e adulto nel senso dell’età anagrafica e dei conseguenti testi, protagonisti incontrastati, il loro più malinconico, e il più breve dei nove albi. Non suonasse come un passeggero alito di vento sarebbe anche controcorrente. Triviale, ma non scalcagnato.
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31/01/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.