L’incredibile impresa di suonare loud e annoiati al tempo è riuscita ai Big Deal, che annoiati avevano già dimostrato di esserlo nel precedente “Lights Out”, e ora giocano sporco con pezzoni riffeggianti e gazey come “Teradactol” (nome di una bizzarra pratica sessuale, a quanto pare), oltre ai più classici brani noise-pop slavati, Tatum-eggianti, da spring breaker decadenti (“Catch Up”).
La sensazione è sempre quella di un distacco abissale, di una freddezza costruita attraverso la meccanica impeccabile dei pezzi, immacolate sovrapposizioni di indie-pop, shoegaze, dream-pop, folk-pop (“Call And I’ll Come”), il tutto tenuto insieme da un’abulia di fondo che non trasmette nè amore, nè malinconia, nè qualsiasi pur minimo segno fisiologico o di attività intellettuale.
Insomma, un inno all’indeterminatezza, ambientato in un limbo esistenziale di post-adolescenza ancora da digerire, ancora da affrontare: mancano le risposte, ma soprattutto le domande.
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13/06/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.