Quando Matteo Uggeri si allontana per un attimo dagli Sparkle In Grey, riesce sempre a tirare fuori dal cilindro qualcosa di musicalmente interessante, come il sublime “Un’estate senza pioggia” (2006, Trazeroeuno) e l’incompreso “Autumn Is Coming, We’re All In Slowmotion” (2010, Hibernate) o come nel caso di questa nuova uscita della italiana Boring Machines.
“Pagetos” è il capitolo (forse) finale di quella serie di album cominciata nel 2007 e dedicata agli incroci dei quattro elementi della natura: “Erimos” è il deserto (tra terra e fuoco), “Nefelodhis” le nuvole (tra aria e acqua), “Kapnos” il fumo (tra aria e fuoco) e infine “Pagetos” rappresenta la brina, ovvero l’incrocio tra terra e acqua. I compagni di avventura di Matteo Uggeri – tromba, batteria e field recordings – per questo lavoro sono il pianoforte di Francesco Giannico (Mark Hamn) e le chitarre di Luca Mauri.
Field recordings sempre ben curate e al posto giusto, acqua, pioggia, campanellini, passi sulla neve e pattinate sul ghiaccio prossimo allo spezzarsi si intrecciano a struggenti note di piano e di tromba (“Ground Frost Breeding”), delineando e dipingendo ovattate atmosfere invernali (“Calaverna”).
Pennellate generate dal lieve pizzicamento di chitarre si mescolano alle aspre e tristi corde di un violino e a suadenti echi di sirene, raggiungendo calde e cupe tonalità folk noir (“Morning Frost”) intente a sciogliere i piccoli fiocchi di neve che si adagiano dolcemente sui vetri delle finestre di una solitaria abitazione alpina.
Anche se l’inverno è ormai alle spalle, “Pagetos” è un disco che si lascia ascoltare con facilità, poiché si viene sopraffatti dalle sue malinconiche e gelide note ambient, che assumono in alcuni e brevi passaggi sonori connotazioni isolazioniste.
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31/03/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Massimiliano Mercurio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.