Ed eccola, dunque, la seconda parte del concept alchemico inaugurato da “Oro – Opus Primum“. Seconda parte che, sostanzialmente, continua a miscelare heavy-psichedelia e stoner, aggiungendo quel pizzico di space-rock che già dall’iniziale “Oroborus” contribuisce a dislocare la formula verso dimensioni altre, a destabilizzarne la magniloquenza in grazia di una tensione visionaria che si fa apprezzare, pur senza molto clamore.
Bisogna infatti rilevare che, nonostante gli sforzi fin qui profusi, Vita, Urlo e Poia non hanno mai detto qualcosa di veramente importante nell’ambito di competenza, sostanzialmente macinando sonorità poderose all’interno di composizioni che, gira e rigira, finiscono per essere perfettamente ingoiate dalla tradizione di riferimento.
Confermando un’idea guida già sviluppata nei lavori precedenti, il trio di Tortona continua a strutturare i suoi brani secondo un alternarsi di panoramiche evocative e rudi esplosione Sabbath-esque, partendo comunque sempre da un indefinito punto-zero, da una sorgente apparentemente placida e sorniona. “Luxon”, la truce “Sulphurdew” (che, ad un certo punto, si libera in un corale tribale), le scosse diluvianti di “Sublime” e “Deityrant” completano un quadro potente ma in definitiva poco avvincente, ormai piuttosto scontato.
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28/08/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.