Avevamo parlato di Anacleto Vitolo in occasione delle recensione di K.lone, il suo progetto elettronico a metà tra ambient-glitch e post-rock. A.Rota.B, invece, è tutt’altra storia: in questo caso Vitolo dà vita a un cyber-hip-hop aggressivo e rugginoso, che ricorda in parte il primo Dalek. In pieno spirito Dick-iano e Ballard-iano, “Internos” si snoda come un concept-album sull’avvento di un mondo prossimo venturo dominato da una sorta di fascismo tecnologico.
Qui gli esseri umani si ritrovano in uno stato di schiavitù, accecati dalla promessa del malefico dottor Malus, che fornisce loro innesti cibernetici e dona la vita eterna, in cambio del libero arbitrio. Il disco scorre bene, tra suoni hip-hop-industrial e un’atmosfera disumanizzata che rende l’ascolto straniante.
Dal punto di vista del messaggio l’invettiva è chiara, attiene ossia alle storture della società dei consumi. Certo il tema è un po’ abusato, tuttavia nei testi viene portato avanti senza che si scada nella facile retorica. Per di più l’uso del vernacolo salernitano – in alcuni pezzi – conferisce maggiore autenticità all’impasto di elettronica e metallo.
Magari una produzione più sporca avrebbe giovato alla cattiveria del suono, ma al di là di questo le canzoni sono buone (“La cena degli zingari, “Omega” e “Il consumismo. Feat. Moskella” su tutte), e il disco nel suo complesso funziona.
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29/10/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.