Non sembra aver trovato antidoti il virus dell’occulto, l’Italy continua a vedere fantasmi e corpi sventrati. Il nome è chilometrico, la musica minimale e, come nel caso dei Father Murphy, evidenzia non solo che il baratro non sempre può essere risalito, ma che quando il dolore diviene insopportabile non c’è catarsi a poterlo esorcizzare – la via obbligata rimane il “conforto” di un becchino. Ecco, i Father Murphy, sono proprio loro la chiave di volta.
Se il reverendo Murphy e i suoi folli adepti ad oggi rappresentano il dominus di una psichedelia italica virata a morto, gli HMWWAWCIAWCCW? (meglio utilizzare l’acronimo altrimenti facciamo notte) s’incamminano lungo i medesimi percorsi tinti di desolazione, con una sostanziale differenza: al travaglio è subentrata la rassegnazione.
I Father Murphy rimbombano d’angoscia e di cupezza, percepiscono l’imminenza dell’apocalisse, tuttavia il loro suono è pregno di un senso di lotta e di ribellione che, pur nella coscienza dell’inutilità dello sforzo, esprime con disperazione una volontà ultima di salvezza. In HMWWAWCIAWCCW i giochi sono fatti, il genere umano è già sul patibolo. Ad accompagnarne l’esecuzione lunghe litanie incancrenite, sussurri demoniaci, contorsioni noisy, rintocchi di campane che annunziano il trapasso.
Un trapasso lento, dolorosissimo, che funge da contrappasso alle vigliaccherie, alle infamie e ai peccati mortali. E le traiettorie ellittiche e ipnotiche di questi suoni sporchi di ruggine blues, paiono voler sottolineare che la morte non significa espiazione, ma va presa per quella che è: non ritorno.
Gli spettri di Swans, Jandek, di Barn Owl versione Earth e di Cormac McCarthy ci annunziano che il sangue è secco, le stamberghe sono cadenti, la terra è brulla e i corvi hanno spolpato i cadaveri sino all’osso. Signori, ecco a voi la fine del mondo.
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18/12/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.