Ingaggiati dalla Thrill Jockey e con un vero studio a disposizione, i Barn Owl mostrano i primi segnali di una crescita che potrebbe portarli lontano. Jon Porras ed Evan Caminiti muovono, così, passi ancora più decisi in quella psichedelia desertica e vagamente droning che ha negli Earth di “Hex, Or Printing In The Infernal Method” gli alfieri più recenti e validi.
C’è un approccio più ragionato, e lo si sente fin dai primissimi secondi di “Sundown”, anche se è solo con “Visions In The Dust” che i due riprendono il cammino dentro quei sentieri polverosi già battuti nel precedente “The Conjurer”. È una musica tristissima, quasi disperata, ma che pure vive di una solennità stimolante, tutta radunata intorno a una “silente” prospettiva cosmica (d’altra parte, la bella immagine di copertina non è che sia stata scelta a caso…).
I due, comunque, non sono soli, perché a dar loro man forte sono accorsi degli amici, tra cui Marielle Jakobsons (Darwinsbitch, Date Palms, Myrmyr), il cui violino impreziosisce di umori mistici “Flathands” e “Awakening”; e The Norman Conquest, che, oltre a produrre il tutto, suona il synth modulare nel lungo sudario dronico dell’ottima title track, destinata a stemperarsi in un pulviscolo estatico. Ci sono, poi, interludi old-folk come “Cavern Hymn”, il piano arpeggiato di “Twilight” che veleggia verso lidi Terry Riley, l'esoterica “Incantation” e una “Light From the Mesa” che chiude con una vena di doom.
Bene così!
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03/11/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.