In un’Italy sempre più avvilita dal contesto sociale e politico, che rende costantemente buio il quotidiano, in molti hanno abbandonato il sogno. Ma c’è anche chi lo difende strenuamente da coloro che vorrebbero calpestarlo e ucciderlo, e costui è il personaggio che caratterizza il racconto posto all’interno di “Ghost Dreamers Town”, l’album di Francis M. Gri.
A essere descritto non è il nostro consumato Stivale, ma un’ipotetica città K, vissuta da artisti in un clima di allegra creatività e frequentata tanto da turisti curiosi quanto da grigi businessmen in cerca di guadagni. Il protagonista è un giornalista del quotidiano locale che un giorno, il 18 settembre 2016, si trova a divenire unico testimone della fine di K, colpita da un disastro non meglio specificato, che l’ha resa una città-fantasma. Il paese dei sognatori non c’è più, ma in qualche modo può tornare a vivere e a essere tramandato grazie al giornalista che raccoglie nelle case, ormai vuote e silenziose, alcuni fogli lasciati dagli inquilini, che recitano frasi di rimpianto per qualcosa che avrebbero voluto realizzare e che è stato bruscamente interrotto. Ricongiungere i desideri decaduti di tante persone può riportare all’esistenza di K.
In questo caso, è l’arte che può sempre far destare qualcosa e Francis M. Gri si impegna egregiamente nello smuovere la sensibilità con musiche strumentali che sono una vera colonna sonora e appendice alle parole del testo, mentre di liriche non v’è traccia nelle nove esecuzioni musicali. Questi brani sono intensi strumentali che evocano scenari tra new wave e languido shoegaze, in un ipotetico incontro tra Durutti Column, Robin Guthrie e Harold Budd.
L’artista, che già è stato apprezzato con i suoi lavori più downtempo trip-hop nei Revglow e ambient-wave con Apart, si conferma un personaggio assai ispirato nel toccare quelle corde emozionali che lasciano proprio “sognare” a occhi aperti giocando con trame elettroniche che sono soffice tappeto per le delicate note effettate della chitarra e del piano.
Grazie a un’opera come “Ghost Dreamers Town”, qualche mattone per una nuova K finalmente ora è stato posto.
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24/01/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Gianluca Polverari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.