Oh, che bello: i Bloc Party han fatto un nuovo disco. Un disco hard rock.
…Vi vedo perplessi. Che c’è che non va, la cosa vi stupisce? Vi state domandando come siano saltati da un third album così elettronico a un quarto (titolo: “Four”) basato su chitarrazze e ritmi pestoni?
Me lo sto domandando anche io. Per consolarvi (e per consolarmi) posso ammettere che non è proprio hard rock vero e proprio; semplicemente, è un bel po’ più massiccio e muscolare delle loro cose precedenti.
“Muscolare” non significa però grintoso. Non che i pezzi siano brutti – non tutti, almeno – ma complessivamente sono sciapi, privi di dinamica.
In un miope tentativo di incorporare nuovi elementi stilistici, i Bloc Party accaparrano tutto quel che gli capita a tiro: distorsioni sature stile Green Day nuova maniera (“Kettling”), assoli virtuosistico/gloriosi (in)degni dei Van Halen (“Octopus”), ritmi zompettanti alla “Every Breath You Take” (“Day Four”), riffoni Zeppelin-esque (“Coliseum”) o riffettini modello Red Hot Chili Peppers post-bollitura (“Real Talk”). Un gran bazar Settanta/Ottanta/Novanta da cui non emergono nessuna direzione e nessun pezzo memorabile, se non il singolo di lancio “Octopus”.
Saltando a pie’ pari un paio di lentoni imbarazzanti, le cose vanno meglio quando la band torna a quel che ha sempre saputo fare. Si sente che la carica non è più la stessa, ma quantomeno Matt Thong resta un batterista abbastanza fenomenale da far svoltare qualsiasi pezzo disponga di gioco sufficiente per i suoi incastrini uptempo. “Team A”, “V.A.L.I.S”, “Truth” – quale più quale meno – sono materiale valido per aggiornare le scalette dei loro concerti (ancora eccellenti) con pezzi che non facciano scendere il tiro. Come pure ottima nei live sarebbe “3×3”, in bilico tra epica Muse/U2 e post-metallaggine bella e buona.
Nel complesso, un disco banalotto e poco a fuoco. In fin dei conti, però, più ascoltabile del pastrocchio precedente.
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06/09/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Marco Sgrignoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.