"H-p1", nuovo parto dei White Hills, parte a razzo immaginando un turgido fuori bordo space-fuzz in compagnia di Damon Edge ed Helios Creed, con la voce cavernosa di Dave W. ad abbandonare mollichine di perfidia lungo il cammino. Poderoso e intrippato quanto basta per catturare immediatamente l'attenzione (anche quella dell'ascoltatore più distratto e meno avvezzo a questo tipo di sonorità), questo primo brano è, insomma, un discreto biglietto da visita per la formazione newyorkese, già più stuzzicante quando si cimenta con l'espressionismo post-industriale che muta in umbratile balbettio digitale di "Movement" o con il buco nero tribale di "Monument".
Ma è lo spazio più profondo l'habitat naturale delle "bianche colline". Spazio evocato, con mood sciamanico, nella lunga e monocorde panoramica astronomica di "No Other Way", tra i geyser siderali della ossessiva pulsazione Neu! di "Paradise", nella ruvida alleanza tra Stooges e Hawkwind di "Upon Arrival" o, ancora, svelato attraverso l'amore per i corrieri cosmici nelle esalazioni ipnotiche e notturne di "A Need To Know" e "Hand In Hand".
Se si può certamente convenire sull'impatto poderoso del loro sound, è anche vero che i White Hills di "H-p1" si giocano quasi tutto sul terreno di un impianto sostanzialmente minimalista/ripetitivo, nel quale l'urto fisico e ipnotico delle loro escursioni intergalattiche conta più di un consistente fermento creativo. Comunque sia, il disco farà sicuramente felice molti appassionati del genere, pronti a far finta di niente dinanzi ai molti déjà-vu dell'opera, non ultimi quelli dei diciassette minuti e passa della conclusiva title track, apoteosi di forza d'urto, lagune visionarie e luminescenze acide.
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17/09/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.