MOUNTAIN GOATS - All Eternals Deck

2011 (Merge)
alt-rock, songwriter

Una casa solitaria, al calare delle tenebre. Nel silenzio della notte, le pareti si animano di echi sinistri. Qualcosa di terribile sta per accadere.

Ci sono momenti, nella vita, in cui il destino sembra incombere come una minaccia. Apri gli occhi nel buio e ti senti come se ti trovassi tra le mura di una casa infestata di presenze oscure.

John Darnielle sa bene che cosa significhi quel senso di angoscia che attanaglia il cuore. E per uno che, come lui, ha sempre avuto il culto del cinema horror, non c’è modo più efficace per descriverlo: “Il brivido è una sensazione potente. Non è tanto avere paura di qualcosa: è cavalcare quella sensazione”. Ed è proprio di questo che parla “All Eternals Deck”, nuovo capitolo della saga Mountain Goats: “Imparare a cavalcare come onde le esperienze a cui sei sopravvissuto, invece di lasciare che ti schiaccino”.

Potremmo chiamarlo il terzo evo darnielliano: dopo l’era delle cassette lo-fi e quella del cantautorato a marchio 4AD, i Mountain Goats si accasano presso la Merge Records (con la complicità del fondatore dell’etichetta e voce dei Superchunk Mac McCaughan), pronti a inaugurare una nuova fase della loro ormai ventennale carriera. Un punto di svolta inevitabilmente meno radicale di quello di inizio millennio, ma tutt’altro che privo di significato.

Lo prova la scelta di affidare un pugno di brani del disco alle cure di un produttore death-metal come Erik Rutan, dopo la visione compulsiva di un documentario sui Cannibal Corpse… Per Darnielle, già cantore delle immaginarie gesta del “miglior gruppo death-metal di sempre a Denton”, è in pratica la chiusura del cerchio.

“Alcuni fan della vecchia guardia vorrebbero che gridassi al pubblico per tutta la sera”, confessa il songwriter americano, “ma se lo facessi tutti perderebbero interesse, io per primo”. In “All Eternals Deck” il baricentro sembra spostarsi allora verso un approccio più vigoroso e policromo che mai, che pone al centro la fidata sezione ritmica di Peter Hughes e Jon Wurster: linee di basso pulsanti, robusti accenti di batteria e una varietà di atmosfere che rimanda più al penultimo “Heretic Pride” che non ai toni meditativi di album come “Get Lonely” e “The Life Of The World To Come“. Non c’è da stupirsi, insomma, che “All Eternals Deck” si avventuri anche in terreni inediti per i Mountain Goats, come le armonie vocali in stile barbershop di “High Hawk Season”: la sorpresa, casomai, è che funzionino così efficacemente.

C’è qualcosa, però, che rimane sempre inconfondibile, ed è la foga con cui Darnielle affronta le dinamiche scattanti di brani come “Estate Sale Sign” e “Birth Of Serpents”: sembra quasi di vederlo, mentre aggredisce ogni sillaba con il ghigno un po’ folle di quando è totalmente posseduto da una canzone. L’incalzare di tensione di “Beautiful Gas Mask” chiama in causa gli Rem di “Fables Of The Reconstruction”, mentre “Liza Forever Minnelli” ha il tocco morbido di certe ballate del repertorio Yo La Tengo. Alla consolle, oltre a Rutan, si alternano John Congleton, Brandon Eggleston e Scott Solter, ed è proprio la mano di quest’ultimo a farsi sentire nel fremere di archi di “Age Of Kings” e “Outer Scorpion Squadron”.

“God damn these vampires / For what they’ve done to me”. Bastano i primi versi del disco per ritrovarsi catapultati nella personalissima intervista col vampiro di “Damn These Vampires”. Ma scordatevi “Twilight“: il punto non è lo sfoggio di un paio di canini, ma il fatto di scoprirsi uguali al proprio carnefice. È Darnielle stesso a spiegarlo: “Se “The Sunset Tree” parlava della vita nel mezzo della violenza, questo è più un disco sulla sopravvivenza”. Perché sopravvivere al male significa essere costretti a fare i conti prima di tutto con se stessi. E parole come colpa e perdono, in “Prowl Great Cain”, assumono un’ineludibile concretezza: “Sometimes a great wave of forgetfulness rises up and blesses me / And other times the sickness howls and I despair of any remedy”.

Dal corpo di Judy Garland sul tavolo di un obitorio ai pensieri di un attempato e indomito Charles Bronson, quelli di “All Eternals Deck” sono tutti personaggi che, in un modo o nell’altro, hanno dovuto affrontare i demoni fuori e dentro di sé. Il peso che si portano dietro è lo stesso a cui sono condannati i protagonisti di un altro cult movie darnielliano, “I guerrieri della notte”, dalle cui immagini trae spunto “High Hawk Season”: “sono tutti in metropolitana, il sole sta sorgendo e si trovano in salvo, ma sanno che ora le cicatrici sono permanenti”.

C’è sempre un prezzo da pagare, per conquistare la speranza di un nuovo giorno. Il respiro pacificato di “Never Quite Free” porta con sé tutta la sofferenza che è stato necessario affrontare: “The waves that tossed the raft all night have set you on dry land”. È il riscatto da quell’ombra di presagio che aleggia sul domani, oscura come il mazzo di tarocchi evocato dal titolo dell’album. Qualcuno lo chiamerebbe sacrificio: andare fino in fondo alla realtà, anche quando si presenta con il volto più arido e ostile.

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

25/03/2011

This article is an English translation of the original Italian text by Gabriele Benzing, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Damn These Vampires
  2. 2. Birth Of Serpents
  3. 3. Estate Sale Sign
  4. 4. Age Of Kings
  5. 5. The Autopsy Garland
  6. 6. Beautiful Gas Mask
  7. 7. High Hawk Season
  8. 8. Prowl Great Cain
  9. 9. Sourdoire Valley Song
  10. 10. Outer Scorpion Squadron
  11. 11. For Charles Bronson
  12. 12. Never Quite Free
  13. 13. Liza Forever Minnelli
All Reviews on Ondarock
MOUNTAIN GOATS
Get Lonely

John Darnielle's tales of loneliness

MOUNTAIN GOATS
Heretic Pride

A new gallery of characters from the pen of John Darnielle

MOUNTAIN GOATS
The Life Of The World To Come

John Darnielle's "biblical folk", or the Bible put to the test of experience

MOUNTAIN GOATS
Transcendental Youth

The Mountain Goats polish up their poppier side

MOUNTAIN GOATS
All Hail West Texas (reissue)

John Darnielle's lo-fi masterpiece returns remastered and expanded

MOUNTAIN GOATS
Beat The Champ

John Darnielle, wrestling and the ring of the human comedy

MOUNTAIN GOATS
Goths

The Mountain Goats turn to keyboards to tell the story of the dark ages in their own way

MOUNTAIN GOATS
In League With Dragons

Darnielle and co. enlist Owen Pallett for their battle hymn against the siege of time

MOUNTAIN GOATS
Songs For Pierre Chuvin

Ten lockdown songs mark the Mountain Goats' return to their lo-fi origins

MOUNTAIN GOATS
Getting Into Knives

John Darnielle's band sharpens its knives on its excursion to Memphis

MOUNTAIN GOATS
Dark In Here

The US band surprises with the shadowy twin of "Getting Into Knives"

MOUNTAIN GOATS
The Jordan Lake Sessions

In four live-in-studio volumes, Darnielle and co.'s pandemic sessions

MOUNTAIN GOATS
Bleed Out

John Darnielle's gang unleashes their pulpiest record yet

MOUNTAIN GOATS
Jenny From Thebes

A rock opera telling what happened after “All Hail West Texas”, more than 20 years on

MOUNTAIN GOATS
Through This Fire Across From Peter Balkan

All aboard with John Darnielle and co. for an ever more ambitious journey

MOUNTAIN GOATS
Days

The Nineties according to John Darnielle, or the impermanence of days