“Diotima” è una conferma della pochezza creativa di questo supergruppo black-metal newyorkese guidato dalle chitarre di Mick Barr e Colin Marston e completata dal basso di Nick McMaster e dalla batteria di Lev Weinstein.
Il continuo martellamento batteristico e le inesauste schermaglie chitarristiche della coppia di leader danno vita, con quell’inconfondibile impronta tecnica e “progressive“, al solito magma sonoro incandescente, incapace, però, di aprire squarci di vero interesse nel bel mezzo di un frastuono che, in ogni caso, pur qui tenta la carta di un tessuto relativamente più variegato.
Si parte dunque a razzo, saettando attraverso monoliti asfissianti e densissimi (“Inhume”), incontrando qualche passaggio più cadenzato e qualche assolo chissà come sfuggito al torrenziale e opprimente continuum elettrico (“Telluric Rings”, “The Clearing”, quest’ultimo il primo brano reso disponibile dalla band come anteprima del disco).
Ma è, comunque, il lungo brano che dà il titolo all’opera a tessere le fila di un discorso finalmente più interessante, alternando sfuriate vertiginose a sezioni più “ragionate”, tentando di rinverdire la lezione sperimentale e altamente emozionale degli indimenticati Weakling. Quanto al resto (i tredici minuti pulsanti e sterili di “Litany Of Regrets” e i nove di “Dust And Light”), continua imperterrito un assedio ai timpani che annichilisce ma senza mutare di una virgola la nostra percezione delle cose.
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25/04/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.