Giusto un anno fa, nel recensire il loro self-titled debut, ponevamo dei dubbi sull’effettiva validità di questo supergruppo newyorkese autore di un black-metal molto tecnico e “tendenzialmente” sperimentale.
La pubblicazione di “Dimensional Bleedtrough”, con i suoi settentasette minuti di musica, non fa altro che aumentare il peso di quei dubbi, facendo sprofondare la band fondata da Mick Barr (Orthrelm) e Colin Marston (Behold… The Arctopus e Infidel?/Castro!) nel gorgo di un sound obeso e privo di spessore. Non aiuta di certo la lunghezza media dei brani, per cui, anche se qualche buona idea ogni tanto si materializza, finisce per crollare sotto i colpi di una eccessiva verbosità, dovuta in larghissima parte al duellare continuo e ipertecnico delle chitarre dei due leader.
Fatta eccezione per l’esperimento di “Intraum” (un mini-concerto di distorsioni e feedback che imbastiscono una densissima e abrasiva foschia ambient-noise), quindi, il resto del disco si perde in oziosissime lungaggini, a cominciare dal martellamento assatanato della title track passando per le dinamiche vertiginose (scale chitarristiche a go-go e drumming possente) di “Autochton”, il thrash–progressive di “Aridity” (titolo davvero perfetto…), le strutture rocciosissime di “The Mountain” e il superamento di ogni equilibrio della lunghissima “Monolith Of Possession”.
Nel mezzo, comunque, i tre minuti e rotti di “Untitled” mettono un pochino a posto le cose, dimostrando che la band riesce a guadagnare in impatto e potenza quando evita di perdersi in un vicolo cieco di peripezie strumentali. Speriamo ascoltino il consiglio.
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15/11/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.