Non chiedetevi chi sia Jon Allen, il suo nome è familiare come la sua musica, il suo successo è stato immediato grazie a una pubblicità di un famoso marchio automobilistico, la sua arte è facilmente archiviabile come derivativa.
Paul McCartney e Rod Stewart sono due fantasmi che si aggirano senza veli tra la musica di “Sweet Defeat”, secondo album del musicista, sottolineando la sua attitudine a un pop-rock anni 70.
Sia chiaro che nulla di quest’album è destinato a turbare i sogni degli appassionati di songwriting e nemmeno quelli più vulnerabili del popolo dell’I-Pod; Jon Allen è prigioniero di una semplicità che non coinvolge il sempre più complesso e distratto fruitore di musica.
Una musica che lascia indifferenti ma che evidenzia comunque una buona scrittura e si dimostra a volte ricca di buone intuizioni liriche in un mix di folk, pop e soul tanto prevedibile quanto gradevole.
“Sweet Defeat” è un classico prodotto di soft-rock che mette radici nella comunque nobile tradizione che include Al Stewart, Gerry Rafferty, Art Garfunkel e James Taylor, per cui quello che è lecito pretendere è un nugolo di buone song con cui cullarsi nei momenti più easy.
“No One Gets Out Of Here Alive” è la melodia più memorabile e trascinante dell’album, un country-rock on the road con riff catchy e una suadente armonica, che non sfigurerebbe nel repertorio degli Eagles, mentre a “Think Of You” spetta la palma di ballad più intensa e coinvolgente, con deliziosi suoni di hammond sui quali la vibrante voce di Jon Allen raggiunge notevoli toni emotivi.
Senza scomodare Harry Nillssons e Don McLean, è innegabile il richiamo alla tradizione del pop-rock americano, “Stealing Away”, “Broken Town”, “Love’s Made A Fool Of Me” sono prevedibili ma carezzevoli quanto basta per farsi perdonare il tono zuccheroso, mentre spetta a “Last Orders” riconciliare il romanticismo dell’album con qualcosa di più sostanzioso.
Sul versante più soul-pop, l’iniziale “Joanna” contiene elementi necessari per renderla radiofonica e degna di nota, mentre meno incisive risultano “Time To Cry” e “Sweet Defeat”, che abbracciano un’idea di rock’n’roll piacevole ma poco rimarchevole. La sola “Lucky I Guess” raggiunge una pregevole corposità timbrica con soul e blues che si agitano nel fondo con sufficiente enfasi e classe. “Sweet Defeat” è un album che pur archiviandosi in fretta e convincendo solo in parte, dimostra il talento di Jon Allen nell’elaborare un insieme lirico quantomeno onesto e sincero; d’ora in poi, però, ci vuole anche un briciolo di coraggio e follia.
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19/07/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.