Ad approfondire la carriera e l'evoluzione di una band come i Gang Gang Dance c'è il facile rischio di rimanere spiazzati. Esordi krauti e trame elettriche, poi barocchismi a go-go e infine la forma (quella più compiuta?) pop. "Eye Contact" segna un nuovo passo, un nuovo livello.
Citati quasi a memoria, in una sorta di sacra triade, assieme ad Animal Collective e Black Dice (stesso background, stessa Brooklyn, stesso appartamento addirittura), i Gang Gang Dance sono stati fino ad ora i fratelli minori dei colossi appena citati, quelli un po' meno in vista, forse più sfigati, che non avevano ancora fatto il botto. O meglio, nel precedente disco del 2008, il botto era nell'aria.
Ma "Eye Contact" pare aver definitivamente lanciato la loro stella. Per mettere le cose in chiaro, basterebbe vederli dal vivo: una forza della natura, come poche altre band. E a ribadire il concetto di una formazione che best new thing non lo può essere, ma forse un po' lo è, sarebbe sufficiente "Glass Jar": una moderna sinfonia per synth, dream-pop, cascate colorate virate a Oriente in un'immersione di suoni che travolge. Scorre sciolta tra Knife/Fever Ray e Organ "Adult Goth", l'insipida – unico neo dell'album – "Chinese High" ripercorre trame orientali a loro care.
Il salto di qualità, però, è nella scrittura, molto più quadrata. Il comando lo prendono, per la prima volta rispetto alle loro precedenti produzioni, le tastiere e l'elettronica. Non c'è più spazio per retrogusti krauti o ardite mini-suite, qui l'essenza che si va cercando è pop allo stato essenziale.
Le costruzioni melodiche sono sempre azzeccatissime, si ascolti "Mindkilla" singolo pieno zeppo di spigolature electro, il vintage solfureo e ovattato di "Romance Layers" – un inno agli ultimi Seventies – o ancora un tributo in bilico tra wave in superficie e chillwave ("Sacher"), fino a chiudere con "Thru And Thru", perfetta fotografia e sintesi di questo "Eye Contact".
Tutt'altro che omogeneo nel suo proporsi, anzi quasi schizofrenico, il pastiche che i Gang Gang Dance organizzano è perfetto nel suo essere assolutamente fuori logica e fuori schema. Però alla fine, come nei grandi album, tutto torna.
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02/06/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Alberto Asquini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.