Biosphere era effettivamente qualche anno che non faceva sentire la sua voce. L'occasione gli viene fornita da questo "N-Plants". Racconta di aver ricevuto un messaggio su Facebook: "Geir, some time ago you asked people for a photo of a Japanese nuclear powerplant. Is this going to be the sleeve of your new coming album? But more importantly: how did you actually predict the future? Kind regards, David.".
Aveva appena terminato le registrazioni del nuovo disco, i cui suoni vogliono metaforicamente raffigurare la foto dell'impianto nucleare di Mihama. Si chiede Biosphere: "cosa potrebbe accadere se uno tsunami o un terremoto colpissero questa centrale?". Triste vaticinio, il suo.
Ecco così che nasce "N-Plants", vero e proprio concept legato a uno scenario come quello appena descritto. La maestria del personaggio non è di certo in discussione, però qui probabilmente l'ispirazione non è stata ai suoi massimi. "Microgravity" o "Substrata" vantano ben altro spessore, e "N-Plants", al di là di qualche significativo episodio, vive di un appagamento col passato che lo fanno sembrare un disco un po' loffio.
L'avvio, siamo sinceri, era però sembrato gran cosa e pareva tracciare ben altri scenari: "Sendal-1" è un'immersione per ambient sospesa e movimenti al rallentatore in un gioco di isolate progressioni di synth. Da qui però la caduta è piuttosto verticale. La dub-techno, molto in vena Bvdub, di "Shika-1", l'isolazionismo pieno di "Joyo-1" e quello vuoto e virato a un beat incolore di "Ikata-1", le trame elettro-orchestrali di "Kendai-1" o "Monju-1" non scuarciano nessun velo, finendo per apparire episodi sbiaditi del tempo che fu.
La delusione è palpabile. Biosphere gode di un credito quasi illimitato e quindi il passaggio a vuoto glielo si concede senza troppi patemi. Con la speranza, in futuro, di assistere a un episodio migliore.
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05/10/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Alberto Asquini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.