Li avevamo lasciati un anno e mezzo fa con “Junior“, più che degno prosecutore del lascito di “Melody A.m.” e “The Understanding“. Qualche mese fa, a sorpresa, è arrivata la notizia del successore di “Junior”, intitolato “Senior”. Nei comunicati stampa veniva descritto come un lavoro dalle tinte fosche e darkeggianti, completamente strumentale e piuttosto introspettivo.
Se l’obiettivo del duo norvegese era quello di forgiare un dark side alla contagiosa allegria che si respirava nel precedente disco, beh, l’operazione può considerarsi completamente fallita. “Senior” è un sequel che, ironia della sorte, nasce vecchio, già sentito. Nove pezzi piattissimi, adagiati su nenie indietroniche che flirtano con ambient dimesso e field recordings a tratti. Non bastano guizzi come l’eccelsa “Senior Living” – spirito annoiato, distaccata sonnolenza notturna in un gioiello di desertica rilassatezza – a sollevare tre quarti d’ora di pura noia concentrata.
“The Drug”, cassa minimale reiterata, ammalia un po’, e forse questo ci dà l’esatta dimensione della sostanza di “Senior”. Ma il disco non decolla mai. “The Fear” e “Forsaken Cowboy” vorrebbero suonare à-la Air, ma falliscono l’obiettivo, “Tricky Two” è una progressione sconclusionata, “Coming Home” è una innocua distesa ambientale di marca Morr Music.
Un disco nato sotto una cattiva stella e che lascia l’amaro in bocca. Un buco nell’acqua per Svein e Torbjørn. Ma resta la speranza che abbiano ancora molto da dare.
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20/08/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Alberto Asquini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.