Alison, me l'hai fatta di nuovo. Vi aspettavate forse dolcezze pop, tepori primaverili o tardo estivi sulla scia di "Seventh Tree"? Io sì. Ma il duo di Bristol ancora una volta sterza bruscamente, fuggendo verso un forse troppo facile (e prevedibile) revival eighties, come i tempi pare quasi richiedano per legge. E chi si è sentito tradito dalle frenetiche distese di sintetizzatori sparati a razzo di "Black Cherry" o "Supernature", troverà qui pane invecchiato per i suoi denti. Che poi, diciamocelo, il risultato finale non è poi nemmeno terribile. Si pecca però di presunzione.
Si naviga in un mare chiarissimo, nessuna nube e un sole che splende. Su Mtv già passano il video di "Rocket", singolo di lancio, nel quale Alison Goldfrapp percorre la sua Route 66. Revival a manetta, colori fluo in ogni dove, synth che spazzano via ogni cosa e la solita calibratissima voce dell'angelica miss di Bristol. Le chart si preparino a tremare perché il sentore di una hit da tormentone primaverile è dietro l'angolo. E pure la successiva "Believer", nella sua banalità dream-danzereccia, sbanca, imprimendosi subito nella memoria.
Motivetti da cantare sotto la doccia? Per il momento sì; "Alive" infila la terza potenziale hit fra tastiere limpidissime e pailettes. Il synth-pop vecchia scuola si stende sulle note di "Dreaming", forse la vetta dell'album, e nell'etereo gorgeggiare della title track. Ma è un fuoco di paglia, perché nel prosieguo dell'ascolto la buona Alison riesce a inanellare una serie di tracce non brutte, ma piuttosto banali. Ci si spegne sull'irruenza pseudo sensuale di "Shiny And Warm" o nella animalesca "Voicething" (vedi Fever Ray).
Il classico buco nell'acqua? Forse. Di appunti a un disco del genere, che si perde in facili scopiazzature ed eccessiva uniformità, se ne possono fare molti. A me piace ricordarla così, nel bungalow immerso nel verde, mentre intona "Lovely Head".
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20/03/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Alberto Asquini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.