Cosa c’è di interessante in “15 Tapes” di Giuseppe Ielasi? Cosa c’è, mi chiedo, al di là delle sterili riflessioni pseudo-filosofiche con cui si potrebbe cercare di mettere a tacere quella vocina stridula che, insistentemente, ci dice: "è tutta una presa in giro"? Quindici composizioni scheletriche, prive di forma definita, in cui troneggia la voglia di scomporre il suono in tanti microcosmi, in tanti meandri di senso. E, allora, vai di pulsazioni glitch, scatti febbrili, meccaniche concretiste, barlumi sfasati di una mente alla continua ricerca di forme in cui costringere la realtà. L’ascolto è noiosissimo. Noia amplificata dalla sensazione che i brani si passino il testimone senza starci troppo a pensare. In fondo, si potrebbe sostenere che, se al posto di Ielasi (che, comunque la si voglia pensare, un “nome” se l’è fatto) ci fosse stato un qualunque nerd armato di buona volontà, nessuno avrebbe alzato la voce.
Lo specchio dei tempi.
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11/08/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.