Tornano i californiani Cold War Kids, dopo un album notevolissimo come “Loyalty To Loyalty”, che forse non ha pienamente raccolto i consensi che pure ben meritava, e lo fanno con un nuovo succinto Ep nel quale confluisce materiale per lo più risalente alle session dell’ultimo lavoro. Messo da parte il gusto neo-gotico intinto di ribollente blues caveano e misticismo carnale in equilibrio sottile tra 16 Horsepower e American Music Club che aveva caratterizzato le ultime incarnazioni della band, i Cold War Kids ritornano a un approccio più solare, aperto e frizzante, per quanto non meno esistenzialista.
Molto intenso il gospel sbilenco di “Sermons” (nuova versione della hidden-track del loro debut album del 2007, “Robbers & Cowards”), ma la forza del gruppo traspare soprattutto nei dialoghi pensosi che si intrecciano tra il monologare ubriaco del cantante Nathan Willet e gli acuminati e vibratili disegni della batteria “parlante” di Matt Aveiro, come ben si può cogliere nelle ottime “Audience” o in “Santa Ana Winds”. Per il resto i Cold War Kids rimangono quello che già sapevamo essere, ovvero dei Radiohead abbarbicati su una carovana di puritani diretti oltre la frontiera simbolica del peccato e della dannazione (si ascolti “Coffee Spoon”). Uscita ad ogni modo interlocutoria, ma immancabile per gli aficionaods del gruppo.
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07/02/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Giordani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.