In questa revisione, l’artista americano, con l’aiuto di Maxim Moston, arrangiatore e strumentista proprio per Antony & The Johnsons, riprende gli stessi temi lavorando sugli arrangiamenti e rifinendo le canzoni che alla prima uscita potevano sembrare un pò incompiute.
L'”Overture” che introduce il disco offre già un quadro perfetto di quello che ci aspetta, un’atmosfera da cantastorie antico, con arpa e pianoforte a dare suggestioni di remoto folk d’Albione, come la seguente accorata “Lover’s Small Song”.
In questo clima arcaico Baby Dee si destreggia magari senza gli slanci emotivi di Antony, ma comunque con un trasporto e una teatralità sicuramente efficace, tra melanconie Drake-like (“Black But Comely”) o crescendi che si alternano (“As Morning Holds a Star”), vestendo i panni frizzanti e leggeri che potrebbero essere di una Bonzo Doo Dah Band (“Lilacs”) o quelli appassionati del primo Waits (la title track).
Le abilità dell’artista di Cleveland però non vengono assecondate da canzoni che troppo spesso si assomigliano e che vengono sovente differenziate solamente dall’interpretazione vocale (si vedano i toni aulici di “Endless Night” o la sofferente “Set Me As A Seal”); tutto ciò conferisce all’album una piattezza eccessiva, che penalizza inevitabilmente l’attenzione dell’ascoltatore.
Ciò non toglie che il lavoro di Baby Dee sia di rimarchevole fattura e che l’artista si stia imponendo come un nome importante nel mondo musicale odierno, al di là dei facili paragoni con il suo amico Antony.
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22/01/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Gianni Candellari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.