Esordio solista più che doveroso per Alessandro Fiori, frontman, cantante, e paroliere dei Mariposa e degli Love, titolare di collaborazioni (tra cui quella monumentale con Lorenzo Bruschi per “Zarathustra“, su Timet), nonché pittore, narratore e inventore di un personale dada letterario. “Attento a me stesso” è un’autentica messa a nudo per l’autore; lontano dalle istanze sperimentali dei Mariposa e dai trip ritmici degli Love, Fiore ha modo di librare il suo ego in vignette esistenzialiste a tutto tondo.
La prima parte è una delle sue più efficaci personificazioni di giullare Wyatt-iano, la più densa d’epitaffi musicali e icone letterarie, in particolare per la classicheggiante “Catino blu” (“Quando il sole si abbassa ho il terrore/ dei piantoni, delle pistole, dei pali”, e “Il mondo è annichilito/ forse non ha più nafta/ ed il generatore/ non può che generare”, in “Idrocarburi”).
Nella seconda parte si sdilinquisce dovizioso in vaudeville più elementari, con un nuovo apice, “2 Cowboy per un parcheggio” (“Ma i tuoi occhietti matti/ mi porteranno nel mainstream dell’amore spettacolare/ lassù nella top-ten/ di cazzi nostri/ senza scalette e cuba libre”).
L’ultima parte è quella più psichedelica, ma soprattutto casalinga, con il rarefatto tango-style di “Labbra fredde” sorretto mirabilmente dai comprimari e da sviolinate melanconiche.
Disco di giusto comodo, non è impeccabile nel far corrispondere l’ampio ventaglio di calligrafie ad altrettanti stati d’animo; nella disomogeneità del complessino da camera che lo accompagna ha quasi un disco nel disco: Fiori a piano e violino, “Asso” Stefana a chitarra e basso, Marco Parente alla batteria assieme a Zeno De Rossi, Enrico Gabrielli a fiati e vibrafono, Danilo Gallo al contrabbasso.
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21/05/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.