“Mi piace ascoltare i linguaggi che non capisco. Mi piace il momento in cui finisce la comprensione delle parole e ogni linguaggio inizia a “fare rumore”.
Con queste premesse, Alessandro Bosetti, milanese d’origine ma berlinese d’adozione, ci introduce in “Zwolfzungen”, lavoro inizialmente pensato per la radio tedesca. Mentre, dunque, linguaggi diversi manifestano la loro alterità, attraverso l’elettronica e qualche strumento acustico, Bosetti crea soundscape in larga parte pretenziosi e confusionari. Alle prese con texture che vorrebbero essere avventurose, infatti, i diversi simboli “sonori” (anche le voci vengono intese come veri e propri suoni da modellare) più che amalgamarsi in un unicum di senso, finiscono per disperdersi in mille rivoli, in mille ipotesi abortite. Qualche volta le cose si fanno ipnotiche (“Laida And Mikel Looking For Rhymes. (Basque)”, “Longwaves. (Xhosa and Zulu)”, “Restless (Mandarin)”)”, magari illudendoci, ma a conti fatti questo tipo di sperimentazione, così lontana dal cuore, si perde in una visione così cerebrale della materia sonora da infastidire. Il problema è che, troppo spesso, dietro il velo della sperimentazione si nasconde un tremendo vuoto di ispirazione.
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14/06/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.