Primo album di materiale inedito in quattro anni (quindi escludendo la raccolta di cover di “Best Company”, il side-project di Alessandro Fiori con gli Love e l’integrale live del vaudeville dada di “Quanti sedani lasciati ai cani”), e cioè da quel “Pròffiti Now!” – doppio cd che a tutt’oggi è forse il loro capolavoro – l’omonimo dei Mariposa annuncia un discreto ritrattamento stilistico.
Rinunciando (del tutto o in parte) al loro mefitico non-sense, alle sarabande in stile Canterbury, e al frasario patafisico alla Thomas Eliot, i pezzi riusciti preferiscono puntare alla spinta contagiosa post-punk (“Specchio”), al bubblegum eccentrico affogato in fanfare sardoniche (“Zia Vienna”), o alla sottospecie di valzer-carillon misto a liscio per farfisa (“Notel Hotel”, un nuovo saggio della loro inventiva).
Qua e là si scorgono al massimo toni da Mark Everett stranito, come in “Piero”, o da Beck funky-soul (con sfumature da “Video Killed The Radio Stars”) in “Clinique Veterinaire”. Ma troppi episodi sono bonaccioni, se non proprio scadenti: la canzoncina di “Zucca”, l’ormai tipica jam di “81 guerra atomica, 84 confronto: rivoluzione” (qui minore), e discrete esagerazioni orchestrali (“Sudoku” e “Vattene pur via”, al limite della ballad sentimentale). Ad attestare maggiore credibilità alla “riduzione” dei Mariposa” sono di certo “Poco più in là”, dalla buona costruzione lounge (che pure sfiora il patetico), e specialmente l’inconcludente parodia drogata di Aerosmith e Ac/Dc di “Can I Have Bon Bon?”.
Lavoro non esattamente maiuscolo, con poco surrealismo, e un po’ banale, come se si trattasse d’imitatori, o di un progetto parallelo del loro stesso progetto parallelo (gli Love). “Specchio” è la ragion d’essere della band nel 2009, ben più del cameo di Daevid Allen in “Clinique Veterinaire”.
Enrico Gabrielli reaches the state of the art here, by now the band's full-fledged artistic director (following his honourable appearance on the Ariston stage in February 2009, backing Afterhours), a multi-instrumentalist and unquestioned intelligentsia of the (already) Italian musical underground.
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14/05/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.