ROBYN HITCHCOCK & THE VENUS 3 - Goodnight Oslo

2009 (Proper/ ird)
alt-rock

Da solo, con i Soft Boys, con gli Egyptians o con questi Venus 3 il talento – no, siamo obiettivi – il genio di Robyn Hitchock ha profumato la musica degli ultimi trent’anni o giù di lì. Infatti le band delle quali Robyn si è servito per diffondere la sua musica, le sue canzoni, sono come differenti diffusori della stessa suadente essenza.

Venus 3 vede a fianco di Robyn Peter Buck degli Rem assieme a Scott McCaughley al basso e Bill Rielfin alla batteria. Da notare un cameo del vecchio batterista dei Soft Boys e degli Egyptians, Morris Windsor, qui in veste di vocalist, ruolo nel quale si destreggiava già ai tempi d’oro. Chi, come il sottoscritto, li ha vissuti certo ricorderà il divertente barber shop di “Uncorrected Personality Traits”.

Come sempre psichedelia, songwriting e country psicotico sono gli ingredienti, le spezie dominanti della cucina hitchcockiana. Con una voce singolarmente simile a quella di Syd Barrett (al limite dell’imbarazzo) e un talento singolarmente simile a quello di John Lennon è difficile sbagliare o mancare un obiettivo.

La qualità del songwriting di Hitchcock è incredibilmente alta: testi surreali, personalissimi e intelligenti, dal notevole impatto simbolico, chitarre acustiche di antica memoria che portano alla mente i più nobili figli della strega di Joe Boyd. I cori memori dei Beatles di “Revolver” e dei Beach Boys di “Smile” sono incredibili, così come il suono elettrico così sixties eppur moderno: Rickenbacker e Telecaster, da sempre un sound identificativo.

Questo ultimo album, “Goodnight Oslo”, certo non costituisce eccezione. “Intricate Thing” è un mantra che ricorda George Harrison, mentre “TLC” è un cupo brano che sembra uscito dalle sessioni lunari di “Barrett” in cui Robyn sembra Syd in modo incredibile, non però per imitazione, ma per naturale affinità elettiva, mentre nel ritornello giureresti che chi canta ora è John Lennon. “What You Is” è un rhythm’n’blues dal sapore sixties, lento e incalzante, “Your Head Here”, della stessa specie, swampy e trascinante, mentre in “Saturday Groovers” sembra che Kevin Ayers suoni con i Beach Boys. “I’m Falling”, più classicamente inserita nella tradizione elettroacustica di Robyn, riporta al grande sound neopsichedelico di “Elements Of Light”.

La title track “Goodnight Oslo”, infine, è un piccolo capolavoro psichedelico con il quale questo bellissimo album si chiude.

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23/02/2009

This article is an English translation of the original Italian text by Massimo Marchini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. What You Is
  2. 2. Your Head Here
  3. 3. Saturday Groovers
  4. 4. I'm Falling
  5. 5. Hurry for the Sky
  6. 6. Sixteen Years
  7. 7. Up To Our Nex
  8. 8. Intricate Thing
  9. 9. TLC
  10. 10. Goodnight Oslo

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