Tornano gli Smashing Pumpkins dopo il naufragio senza superstiti di “Zeitgeist“. E tornano con un Ep di quattro pezzi che in verità riserva qualche sorpresa, in positivo questa volta. Ok, niente di nuovo all’orizzonte, se non un fare acustico maggiormente pronunciato, tuttavia a segnare la differenza è stavolta la scrittura. In soldoni, qui ci trovate i soliti saliscendi melodici e progressioni armoniche scontate come una scopata coniugale, però il buon Corgan si ricorda d’essere (stato?) un buon songwriter, e sforna almeno tre pezzi di discreta caratura.
“The Rose March”, un po’ psichedelica un po’ paracula, scorre via che è un piacere nel solco delle varie “Disarm” e “Cupid De Locke”. “Pox”, invece, esibisce i muscoli con una progressione ritmica robusta, senza tuttavia disattendere l’impronta acustica del contesto. Dalla struttura chiaramente cantautorale di questi pezzi si evince come l’apporto della band – ammesso ve ne sia ancora una – sia minimo. In effetti “American Gothic” pare il disco da cantautore adulto che Corgan ha (forse) sempre sognato di fare. E lo conferma la malinconica sciccheria shoegaze di “Sunkissed”, costruita su voce, chitarra acustica e poco altro, a marcare il vertice dell’album.
“Again, Again, Again (The Crux)” è invece una canzonetta da ospizio per reduci del grunge. Come a dire: siamo nel 2008 e gli Smashing Pumpkins esistono ancora. Dev’essere un incubo… Nel complesso, però, “American Gothic” non è la solita minestra riscaldata. Anzi, considerate le ultime prove, ha più il sapore di un gustoso consommé.
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29/06/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.