Sebadoh: altra musica, altro periodo, altri personaggi. Era il 1989 quando Lou Barlow, già bassista di Dinosaur Jr, diede alle stampe “The Freed Man”, prima emanazione dei Sebadoh, che da lì a poco sarebbero diventati, con i Pavement e sulla scia dei Beat Happening, tra i nomi di punta dell’indie-pop americano e interpreti di quell’estetica slacker che avrebbe caratterizzato, assieme al grunge, l’immaginario rock della prima metà dei Novanta a stelle e strisce. Quindi una serie di dischi dalla scrittura altalenante, in cui la verve poppettara di Barlow pareva scontrarsi di volta in volta con l’imprint compositivo più rozzo e (all’epoca) mal apprezzato dei co-autori Jason Loewenstein e Eric Gaffney. Se “III” viene in genere considerato il capolavoro dei Sebadoh, è invece proprio “Bubble & Scrape” – ristampato dalla Domino con una manciata di bonus track ininfluenti – il disco in cui i tre riescono a dividersi il campo senza pestarsi i piedi.
Allora, qui le rotondità avariate di Barlow (“Soul & Fire”, “Two Years Two Days”, “Cliche”) depressurizzano, deliziano, distendono, laddove invece i riff hard-rock (non sempre centrati) di Gaffney e Loewenstein amplificano il gradiente di tensione oltre il livello di guardia. Su tutto troneggia però la bellissima e straziante “Happily Divided” (Loewenstein), ballata senza tempo, in cui emerge prepotente quello zeitgeist intimista e debosciato al contempo, marchio di fabbrica di molti “poeti” rock americani del periodo.
Con i progetti Sentridoh e Folk Implosion Lou Barlow sarebbe diventato, con Evan Dando, il più grande perdente di “successo” dell’indie-rock anni 90, mentre Gaffney e Loewenstein, autori di uscite in solo che parevano in qualche modo avvalorare le tesi dei detrattori, caddero ben presto nel dimenticatoio. Altre storie, altri personaggi, altri contesti. Per l’appunto.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
27/08/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.