Un moniker che chiama in causa il Kevin Ayers degli anni 70. Una musica che corteggia psichedelia, pop e umori garage.
Progetto di Andrea Fusari e Giovanni Ferrario, Guru Banana accarezza sogni vintage senza perdere mai di vista il presente. Operazione accattivante, che lascia più di una porta aperta sul futuro. E, se anche le incertezze non mancano, nel complesso si può essere soddisfatti, visto che, pur provenendo da esperienza diverse (il blues per Fusari, il folk-rock rarefatto dei Micevice per Ferrario), i due riescono a convergere senza troppi patemi verso l’idea di un estemporaneo candore, un non-luogo dove lasciar correre libere alcune ossessioni sopite.
Dal power-pop psichedelico di “Cold Water” e “Martin” al piglio garagista stemperato da aneliti twee di “Floor”, passando per i Tarwater dondolanti di “Like Never Before” e l’electro-pop giocherellone di “Pepper & Narcotics”, il gioco vale sempre la candela, in virtù di un disincanto trascinante, di un’allegria sotterranea che contagia.
Uniforme nelle intenzioni, ma eclettico nelle sfumature che le stesse finiscono per assumere (i Velvet Underground rifatti dai Clinic di “Bucky Bucky”, le aeree sontuosità eighties di “Loose”, il folk-rock tra le nuvole di “G.B. Lost His Mind” e la fantasia coloratissima di “Shag”), questo omonimo esordio solletica l’appetito con discrezione, meritandosi rispetto.
Per migliorarsi, infatti, c’è tempo…
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16/12/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.