E alla fine Mr. Thompson tornò dalle parti del collettivo “concettuale” Art & Language, con cui tra il 1973 e il 1983 registrò tre dischi più o meno interessanti, al confine tra impegno socio-politico e meta-musica. Con la collaborazione dell’amico Jim O’Rourke (che, oltre a suonare chitarra acustica e armonica, fa sentire tutto il suo peso anche in fase di produzione) il buon Mayo e i suoi sodali ci trasportano in uno strano, ambiguo mondo, fatto di raffinatezze folk, candori psichedelici e intellettualismo svagato.
“Sighs Trapped By Liars” è, così, un disco da ascoltare a occhi chiusi, rilassandosi beati, avvolti da una musica che, dietro il velo concettuale, lascia trasparire quasi un bisogno di raccoglimento interiore. Non male, insomma… Peccato solo che, dopo qualche ascolto, questa alchimia di ragione e sentimento venga un po’ a scadere, lasciando che l’opera si posizioni, senza troppa gloria, tra quelle cosucce interessanti, sì, ma che non si ha sempre voglia di rispolverare.
Si diceva, dunque, di un fare ambiguo. Ecco, allora, scaturire un trasversalismo stilistico relativemente definito, figlio di stagioni lontane nel tempo (certo Rock In Opposition, ad esempio), a cominciare dal mix folk-progressive, disinibito ma profondamente timido di “Fairest Of All”, che in “Laughing At The Foot Of The Cross” mostra, appena appena, un volto stranito, sentimentalmente sbilenco.
I toni sono relativamente sommessi: qua e là qualche spruzzata psichedelica (“Jumping Through the Mirror”), in docile sospensione (“A Pest”, con soffice astrazione di chitarra) o, magari, ancora, dentro l’alveo di un divertissement garbato e scodinzolante (“Il Ne Reste Qu'A Chanter”).
Ma se le sfere sono “alte”, mon Dieu!, il cuore non sempre sussulta come dovrebbe – al massimo, si stiracchia, altezzoso e snob (“Hostage”). E se qualche volta girano un po’ a vuoto (“Jerry Fodor's Story”, “Perfection”, la title track), bisogna, tuttavia, sottolineare come i Nostri siano capaci di colpi di classe (la lounge-bossa di “The Big Vaction”; gli otto minuti, pensosi e dilatati, con oscuri incanti pianistici, di “Four Stars: The Ideal Crew”; o, ancora, le radici Fairport Convention di “Igor Zabel's Song”).
A must-listen for anyone who loves the old wizard Mayo. For everyone else, a stylish pastime.
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27/11/2007
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.