Terza tappa dell’avventura degli Intelligence di Lars Aldric Finberg che per “Deuteronomy” prende in mano tutto da sé (nei credits figura solo il suo nome) senza perdere la grinta e la qualità che la band aveva lasciato intravedere in alcuni episodi precedenti.
L’album si divide equamente tra una prima metà più movimentata e rabbiosa di garage punk veloci (“Sailor Dive”) o funebri e claudicanti (“How To Improve…”), crampsiani post-punk (“Moon Beeps” e “Secret Signals”) e wave-caciaroni (“Dating Cops”) o più intellettuali (“Tubes”) e una seconda metà in cui si smorzano più i toni e si provano soluzioni leggermente diverse, come gli aromi british pop di “Rooms & Bags”, il suono del theremin di “The Outer Echelon”, i cori giocosi di “Block Of Ice” e le dissonanze-stonature di “Bad Siren”.
Un bel lavoro, poco più di mezz'ora di musica dalla resa intensa, dai suoni ruvidi e sporchi e dalle sonorità sempre frizzanti e colorite; un disco da premiare sicuramente con l’ascolto.
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15/01/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Gianni Candellari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.